LETTERATURE COMPARATE

LINGUISTICA E LETTERATURA
COMPARATA 2011



Letteratura Comparata

 

WORDSWORTH


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... un altro contributo alla scienza comparatistica che nelle lettere non ha ancora una vera e propria "scuola" italiana.

Nell'insegnamento di Letterature Moderne Comparate
curato dal Prof. Sandro Maxia.

Linguistica e Letteratura comparata - Anno 2011 

di Massimo Marongiu 

Copyright M. Marongiu
tutti i diritti riservati
deposito S.I.A.E. 2000-2005

 

 

 

 

 

ANALISI DEI TESTI

 

 

 

 

 

WORDSWORTH

 

DA “IL PRELUDIO”: INTRODUZIONE (*)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(*) OSCAR CLASSICI MONDADORI 1999 p. 32

 

 

 

                                                    Massimo Marongiu

 

 

 

 

 

 

 

Il Titolo

 

E’ singolare la vita particolare che “IL PRELUDIO” ha avuto. Wordswort lo concluse nel 1805, lo lesse a Coleridge, suo collega, amico e narratario del testo , alla moglie e ad un’altra ristrettissima cerchia, lo mise in un cassetto e non lo tirò più fuori. La moglie lo pubblicò postumo nel 1850 dandogli il titolo di “IL PRELUDIO”. In generale, in musica, il preludio ha caratteristiche di introduzione e riassunto dei temi e del materiale che verrà poi svolto in modo articolato nel proseguo dell’opera. E’ forse questo il motivo che ha caratterizzato la scelta: l’inizio della vita e i suoi anni giovanili, con lo sviluppo delle basi della maturità: La natura, l’individuo, la poesia.

Nella stesura originaria del 1805 il titolo era invece al contempo più semplice, prosaico ma, a nostro giudizio, tanto anticipatore dei tempi, da sembrare d’avanguardia novecentesca:

 

                                               POEM

                                      Title non fixed upon

                                                  by

                                      William Wordswort   

                                Addressed to S.T.Coleridge

 

Più che per una importanza dialogica dell’indirizzo rispetto alle pompose dediche a notabili e committenti, piene di muse richiamate, locus amenus, e adulazioni, dal ‘300 alla fine del ‘700 e oltre, il titolo ci sembra voluto e definitivo in quanto non si scrivono 8.031 versi senza aver elaborato un titolo, a meno che il titolo voluto sia effettivamente un “senza titolo” volutamente in sospeso.  Già con il suo incipit Wordsword ci si presenta un autore di primaria grandezza.

I motivi che hanno portato ad una aggiunta posticcia al titolo, che poi è rimasto come definitiva, sono da ricercarsi però più che a motivi intrinseci a ragioni editoriali, ovvero offrire qualcosa che non fosse troppo al di fuori dagli schemi collaudati, e a motivi di prestigio, dato che Wordsworth era stato prima di morire chiamato alla alta carica di Poeta di Corte e il suo lascito di devastante novità romantica doveva comunque rimanere entro le possibilità di un ortus conclusus che apprezzava le novità fino al punto critico in cui la non comprensione diventava un pericolo per l’ establiscement.

Per quanto ci consta l’editore avrebbe potuto diffondere l’opera come :”POEM”.

Nonostante l’uso di vocaboli italiani: preludio, poema, Il “Preludio”, non ha avuto una grande fortuna italiana, se non in una ristretta cerchia di anglofili; basti pensare che la sua prima pubblicazione in Italia con testo a fronte è del 1999. E ciò è singolare per un poeta considerato tra i più importanti non solo in patria e fondatore del movimento romantico inglese.

 

Classicismo e Barocco: Rifiuto ed Assunzione

 

Più volte nel “Preludio” vengono richiamati i grandi poeti inglesi da Chaucer a Milton, soprattutto di quest’ultimo si vorrebbe “un verso”, con un atteggiamento di estrema riverenza. In Wordswort,  come vedremo, c’è  una padronanza tecnica del poetare nel solco della tradizione ma con le sue proprie peculiarità. L’ideologia complessiva del suo romanticismo non si pone come “rottura” o “contrapposizione” al passato. Si potrebbe infierire che la sua padronanza tecnica e la accurata conoscenza dei suoi antecedenti, lo ponga ad un livello superiore alle pure e semplici diatribe su come o non poetare.  Il suo essere nuovo non è una rivoluzione, e il suo maggior distinguersi è forse dato dall’aver letto e assimilato il “Candido” di Rousseaux da cui mutua la visione complessiva della vita e di conseguenza una naive novità di motivi, temi e forme della sua opera.

 

Con Coleridge nel 1800 pubblicò la 2^ edizione delle Lirical Ballads con una nuova preface che fu il vero e proprio Manifesto del Romanticismo in Inghilterra. In questa prefazione si auspicava nella poesia la semplicità, l’ordinarietà, la vita quotidiana e l’uso del linguaggio corrente “realmente usato dagli uomini”. Naturalmente si bandiva tutto ciò che è alto, retorico, paludato e attinente all’eloquenza.

I poeti Wordsword e Coleridge vivevano insieme alle famiglie e amici occasionali nel Lake District  dal 1795. Il sodalizio si incrinò più tardi e per qualche anno, ed uno dei motivi principali della separazione fu il vivace rimprovero di Wordsworth all’amico dell’abbandono delle linee guida del loro manifesto, coll’aver inserito nella propria opera qualcosa di oscuro, misticheggiante, magico e misterioso. (Il riferimento più eclatante è alla più famosa opera di Coleridge “La leggenda del Vecchio Marinaio”.)

 

                                                

Il Testo

 

Il verso è  ditrambico (1), che si articola essenzialmente in decenari e qualche endecasillabo sparso non rimati. Diamo di seguito l’ introduzione de  “Il Preludio” e la  traduzione (2).

 

 

 

O there is blessing in this gentle breeze

Oh c’è benedictio in questa gentile brezza

 

That blows from the green fields and from the clouds

Che soffia dai verdi campi e dalle nuvole

 

And from the sky: it beats against my cheek,

E dal cielo: colpisce le mie guancie

 

And seems half-conscious of the joy it gives.

E sembra semicoscente della gioia che da.

 

O welcome messenger! O welcome friend!

Oh benvenuta messaggera! Oh benvenuta amica!

 

A captive greets thee, coming from a house

Un prigioniero ti saluta, arrivando da una casa

 

Of bondage, from yon city’s walls set free,

Di disgrazia, da quei muri di città liberato

 

A prison where he hath been long immured.

Una prigione dove è stato a lungo segregato.

 

Now I am free, enfranchised and at large,

Adesso sono libero, affrancato e in facoltà,

10

May fix my habitation where I will.

Posso fissare la mia abitazione dove vorrò.

 

 

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1)    - Lo si desume dallo stesso autore nel  “Il Preludio”, libro 7°, ib. pag. 241.

2)    - La traduzione è nostra, in stile “vocabolario”.

 Riportiamo comunque quanto espresso, in termini generali su problema della traduzione da Jurij M. Lotman, uno dei più lucidi studiosi contemporanei di linguistica e semiotica, sul problema considerato nel suo complesso:

“... la traduzione più esatta del testo poetico è quella che ricrea la struttura del contenuto solo in  quella sua parte che è comune al linguaggio poetico e non poetico. Gli stessi legami semantici e le contrapposizioni che sorgono quale risultato della semantizzazione della struttura espressiva, vengono sostituiti con altri. Essi sono intraducibili, come sono intraducibili le espressioni idiomatiche nella struttura del contenuto. In seguito a quanto è stato detto relativamente al testo poetico è più esatto parlare non tanto di una traduzione esatta, quanto di una tendenza all’adeguatezza funzionale.”

 In JURIJ M. LOTMAN , “La struttura del testo poetico”p.185, MURSIA 1976, i^ ed.’70.

Sempre in una prospettiva “interpretativa” della traduzione si pone Jakobson, che ammonisce coloro che vorrebbero sciogliere il nodo gordiano della traduzione, risolvendo il problema con una sua pretesa impossibilità, e parla di trasposizione intersemiotica, concludendo magistralmente così:

“Se si dovesse tradurre in inglese il detto italiano tradizionale: traduttore, traditore, con “ the translator is a traitor,” si toglierebbe all’epigramma il suo valore paronomastico. Di qui un’attitudine conoscitiva che ci obbligherebbe a svolgere questo aforisma in una proposizione più esplicita, e a rispondere a queste domande: traduttore di quali messaggi? Traditore di quali valori?”

In ROMAN JAKOBSON, “Saggi di linguistica generale” p. 64, FELTRINELLI 1992 - 1^ ed. 1963.

 

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Wath dwelling shall recive me? In what vale

Quale posto  mi riceverà? In quale valle

 

Shall be my harbour? Underneath what grove

Sarà il mio porto? Aldisotto di quale boschetto

 

Shall I take up my home? And what sweet stream

Prenderò casa? E quale dolce ruscello

 

Shall with its murmurs lull me to my rest?

Con i suoi mormorii cullerà il mio riposo?

 

The earth is all before me. With a hart

La terra è tutta davanti a me. Con un cuore

 

Joyous, nor scared at its own liberty,

Pieno di gioia, che non teme la sua propria libertà.

 

I look about; and should the guide I choose

Mi guardo intorno; a la guida che scieglierò

 

Be nothing better than a wandering cloud,

Non sia niente di meglio che una nuvola  vagabonda,

 

I cannot miss my way. I breathe again!

Io non posso perdere la mia strada.Io respiro ancora!

20

Trances of thought and mountings of the mind

Lampi di pensieri e montagne della mente

 

Come fast upon me: it is shaken off,

Vengono veloci su di me: di colpo è andato via,

 

As by miraculous gift ‘tis shaken off,

Come un miracoloso regalo è andato via,

 

That burden of my own unnatural self,

Quel peso del mio stesso innaturale egoismo

 

The heavy weight of many a weary day

Il pesante fardello di molti e oscuri giorni

 

Not mine, and such as were not made for me.

Non miei, e tali come se non fossero fatti per me.

 

Long months of peace (if such bold word accord

Lunghi mesi di pace (se una parola così audace

 

With any promises of human life),

si può accordare Con alcune promesse della vita umana),

 

Long months of ease and undisturbed delight

Lungi mesi di naturale e indisturbato diletto

 

Are mine in prospect; wither shall I turn

Sono miei in prospettiva; sia che io scelga

30

By road or pathway, or throught open field,

Una stada o un tratturo, o per un campo aperto

 

Or shall a twig or any floating thing

O sarà un ramo o un’altra cosa che galleggia

 

Upon the river point me out my course?

Sul fiume a guidarmi per il mio corso?

 

…..

…..

 

A vital breeze ...

Una brezza vitale...

 

Which, breaking up a long-continued frost,

Che, spezzando un gelo a lungo continuato,

50

Brings with it vernal promises, the hope

Porta con sé le promesse primaverili, la speranza

 

Of active days, of dignity and thought,

Di giorni attivi, di dignità e di riflessione,

 

Of prowess in an honourable field,

Di prova in un onorabile campo,

 

Pure passions, virtue, knowledge, and delight,

Pure passioni, virtù, conoscenza, e diletto,

 

The holy life of music and of verse.

La santa vita della musica e del verso.

 

 

 

 

This far O Friend!

Tanto lontano Oh Amico!

 

 

                 

 

 

                                         L’assetto fonologico globale

 

Riportiamo subito dell’incredibile costituzione del Poema, che alla lettura offre una apertura della colonna sonora notevolissima (3). Non potendo confrontare ovviamente con la lingua naturale coeva il testo, lo abbiamo messo in traslucido con componimenti d’arte sia in sincronia che in diacronia, ricercando in primo luogo nel  “sistema di simulazione secondario” se tale apertura fosse un “unicum” o una regola, un caso o uno stereotipo, ma comunque certi che il fenomeno, (che analizzeremo in seguito anche da un punto di vista semantico-semiologico), aveva a che fare con una delle più nascoste e raffinate attrezzature dell’arte e del lavoro del poeta.(4)

Per mettere in evidenza questo tessuto fonologico abbiamo raggruppato i fonemi vocalici in cinque insiemi, purchè fossero in equivalenza distribuzionale, inclusione o distribuzione sovrapposta, ottenendo cinque gruppi, che per semplicità chiameremo gruppi vocalici o vocali, tutti in distribuzione complementare. Naturalmente i gruppi ottenuti: I, E, A, O, U, non sono nè le vocali inglesi né quelle italiane. (5) 

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3)    ...In poesia, le equazioni verbali sono promosse al rango di principio cosrtuttivo del testo.Le categorie sintattiche e morfologiche, le radici, gli affissi, i fonemi e i tratti distintivi loro componenti, in altri termini, tutti gli elementi del codice linguistico, sono posti a confronto, giustapposti, messi in relazione di contiguità, secondo il principio della similarità e del contrasto, e diventano così veicolo di un significato proprio. La somiglianza fonologica è sentita come un’affinità semantica...

      ROMAN JACOBSON, ibidem p. 63.

4)    MASCIA ALESSANDRO, lezioni di Letteratura Comparata (1/4/2000), Facoltà di Lettere - Cagliari, appunti. -“...a proposito di Ferdinand de Soussure, dopotutto la contrapposizione fra significante e significato si può ridurre a quella fra suono e significato.

5)    Per una giustificazione teorica della creazione di gruppi fonematici in distribuzione complementare cfr: LYONS JOHN, Introduzione alla linguistica teorica, UL ’78, 1’ed. ’68,  p.90. 

 

 

 

Il gruppo vocalico  I, è aperto e anteriore,

                             E, A,O, sono medi o intermedi,

                             U è chiuso e posteriore.                                  (5)

 

Fatte queste precisazioni mostriamo la matrice che abbiamo estratto dal Poema:

 

“O E E I E I I I E E I

A O O E I I A O E A U

A O E I I I A E I I

A I A O U O E I I I E

O E A E E E O E A E

A A I I I O I O A A

O O I O I O I A E I

A I O E I A I O I U E

O I A I E E I I A A A

A I I I A I A I E I I

A E I A I I I A E I

A E I A O A E I A U

A I I U I O A A I I

A I I A U U I O I E

I E I A I O I I E A

I O I U O A E A I O I I

I U E A A U E I I U

I O I E E A A O E I A U

I E I I I I E A E I

A I O O A A I O E A I

A A A I I I E I O

A I I A O U I I E I O

E U E O I O U A U A E

I E I E I O E I A E I E E I

O A I A A A E O E I O I

O A O I I A O O A O

I A I O I I O I U A A I

O A O I I A A I E E I I

A A I I O E I A I E

I O O A E I O U O I

O E U I O A I O I I

A O E I E O I I A U I O

...

A I A I...

U I E I A E O O I E O

I I I E A O I I I O

O A I E I O I I I A O

O O E I A O O E O I

I U A I I O E A I I

I O I I O U I A E”

 

 Che ci da un primo risultato globale; ovvero, in numeri, la presenza dei gruppi:

 

I - 154

E - 68

        A - 84

        O - 70

     U - 20.

---

5) - Il problema è stato ampliamente dissertato in un altro ns. testo:”Afasia e linguistica comparata”, dattiloscritto, 1999.

 

 

  Una comparazione iniziale per trarre le prime considerazioni l’abbiamo con Coleridge, (1772-1834) -  “ The rime of the Ancient Mariner, I PARTE” (6) :

 

I -   79

E -  51

A -  42

O -  36

U -    9.

 

E’ un confronto voluto, fra due romantici, amici e per così dire “compagni di strada”, scrittori di opere a quattro mani e che, anche solo per queste ragioni, avrebbero dovuto condividere uno standard di lingua naturale e di lingua artistica che, in qualche modo, convergesse nei suoi risvolti fonologici generali. Così non è, e ciò ci ha posto la domanda cruciale: è veramente una novità linguistico-fonologica quella di Wordswort? Se così fosse accanto alle implicazioni del testo come segno, può darci informazioni preziose sul genere, sui temi che si articolano, sulle forme.

Abbiamo quindi diacronicamente indagato la lingua artistica di alcuni importanti predecessori di Wordsword, a partire dal padre della lingua Chaucer.

 

Chaucer, (1343-1400) - “The Canterbury Tales - The Prologue” (7)

 

I -  81

             E - 74

         A-  64

         O-  47

         U-  17

 

Shakespeare, (1564-1616) - “2° e 6° sonetto” (8)

 

I- 123

E-  68

A- 59

O- 40

U-  36

   - “ Venus and Adonis “(9)

 

I-  92

E- 68

A- 62

O- 39

U- 18

 

 

 

 

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(6) - MONDADORI 1999, p.34

(7) - “RIVERSIDE” text in V. Lee, P. Mack, L. Walton General Prologue...OXFORD UNIVERSITY PRESS 1994 p. 39

        (note alla pronuncia p. 130)

    (8) - MONDADORI ’67  - tr. Ungaretti, p.56-57

                                          (9) - THE ARDEN SHAKESEARE, 1992, p.

 

 

 

Milton,(1608-1674) - “ Paradise lost, book I “ (10)

 

I- 77

E-61

A-61

O-56

U-23

 

 

 

 

Si può agevolmente affermare, dati alla mano, che ci sono seri indizi che dal Medioevo, nel Rinascimento, nel Barocco Classico e nel primo Romanticismo i nostri gruppi fonologici, si sono articolati come uno schema, oserei dire una “ forma “ con le caratteristiche della “moyen duree”. Pur tenendo conto della estrema varietà artistica messa a confronto, le prime pagine dei capolavori esposti, per l’incipit che di per sé è lo sforzo per arrivare all’espositio, per la dedica e per la captatio benevolentiae,  che soprattutto in questi grandi autori è accuratamente paludata,  son da considerarsi come prove particolarmente felici, ma difficili e sofferte per l’autore; ciononostante  hanno le caratteristiche di una certa uniformità. I tre gruppi medi si mantengono su valori costanti e l’abbassamento del gruppo chiuso è sempre presente, con maggiore intensità. Il gruppo aperto è sempre il più presente, ma talvolta in modo marginale.

Wordsword come abbiamo già anticipato non rompe con questa forma, ma la porta alle estreme conseguenze, con il gruppo chiuso al minimo e quello aperto che raddoppia numericamente ciascuno dei gruppi medi.

Vorremmo solo fare una nota sulla presenza della retorica d’ingresso, che fin da Aristotele, che raggruppò tra l’altro anche le nozioni non sistematiche esistenti in precedenza sulla materia, definisce la retorica come”...la facoltà di scoprire in ogni argomento ciò che è in grado di persuadere.” (11). E per la sua persistenza e presenza, la retorica, fin dall’antichità classica si presenta come un fenomeno di lunga durata, che alcuni comparatisti, non potendo sistemarla fra le forme, i temi e i motivi hanno suggerito la classificazione come  “genere”, di tipo particolare ma di un genere. E noi siamo abbastanza d’accordo. Basti pensare alla normatività e alle sue rotture, la presenza costante delle figure retoriche, e perché no, degli ordini del discorso. E’ una Koinè che permea di sé con una serie di archetitpi, tutta la cultura occidentale. E questo insieme ad altri generi che a seconda degli autori sono epico, lirico e drammatico oppure  romanzo, sonetto o elegia etc...

  Nel nostro caso particolare, la retorica d’ingresso è comunque dialogica, come direbbe Bachtin, rovescia carnevalisticamente la norma, senza romperla del tutto ne fa un qualcosa d’altro, di speciale, di nuovo che in ultima analisi scarta dalla norma ma alla fin fine la rafforza.

 

Sin qui l’analisi, per esser sicuri di ciò che si afferma. Ora vedremo nel “Il preludio” cosa vuol significare tutto ciò di cui siamo sin’ora andando discorrendo.

 

 

 

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(10)                      - OSCAR MONDADORI Grandi Classici, p.6

(11)                      - ARISTOTELE, Retorica I,(A), 1,2 1355B-1356A, UL 1975 p.35. Sulla retorica segnaliamo il nostro studio: LA

RETORICA, dattiloscritto, 1999.

 

 

 

 

 

Il tessuto fonologico

 

La apertura e l’anteriorità del tessuto fonologico sono portatori di senso in modo globale e si articolano inoltre in figure fonologiche o agglomerati semiotici metonimicamente posti in sinonimie e antinomie.

Per quanto riguarda il tessuto fonologico il segno di apertura e anteriorità crea un unico campo semantico con l’apertura della vita del poeta e della sua crescita, fisica, intellettuale e morale.E questo in senso proprio in quanto il poeta ci parla di se fin da quando era nella culla.

Apertura quindi come disponibilità e anteriorità come continua ricerca. Disponibilità all’ignoto, ...mi guiderà un ramoscello che galleggia nel fiume..., e ricerca del vero senza paura di mettersi in discussione e mai in retroguardia. Nel poema il poeta cambierà opinione sulla Rivoluzione Francese ben cinque volte.

Apertura e anteriorità come fuga dal già conosciuto ... in the house of bondage,...immured..., sia fisica, nella Natura, nelle città della storia, Londra, Parigi , sia interiore, che da un atteggiamento da egoist passa al selfish e al self-love, dimostrato quando espone compiutamente il suo punto di vista sui massimi sistemi. Dio (che viene richiamato pochissimo nel poema) ha dato la Natura all’uomo, che non potrebbe diventare tale senza la sua bellezza, che rinfranca dalle fatiche degli studi, e soprattutto permette la vita, lenendo le ferite che la vita stessa infierisce. Tutto ciò ci porta alla scoperta, alla apertura cruciale verso l’Umanità alla quale è anteriore però l’Individuo inteso nella sua interezza ma anche come avanguardia.

 

“...As studied first in my own heart, and then

...Così studiai dapprima nel mio proprio cuore

In life among the passions of menkind

E sempre nella vitalità le passioni dell’umanità

And qualities commixed and modified

E qualità frammiste e modificate

By the infinite varieties and shades

Per mezzo delle infinite varietà e balugini

Of individual character.”

Del carattere individuale.

(12)

 

 

Non possiamo nascondere che una siffatta filosofia si può determinare agevolmente, tenendo fermi i punti più importanti a livello semantico, un rapporto privilegiato tra L’Individuo e la Natura. E d’altronde di ciò, tutto il poema è permeato. Non c’è passo, luogo, riflessione dove la Natura non soccorra il poeta che mostra proprio di non poterne fare a meno come dell’aria. E la cosa più normale è che tenti di convincere “...the friend...” Coleridge, suo narratario di queste proprietà vitali e taumaturgiche.

L’apertura e l’anteriorità intese come esprit vital dell’individuo e la Natura come nurse, medico, insegnante, referente assoluto dell’individualità, dove la compenetrazione è tale da non poter parlare di rapporti speculari io-tu ma semmai di un noi, creano nel testo un complesso ma identificabile campo semico, che pur limitato ai punti di contatto più forti, ha comunque un effetto di trascinamento anche per quelli più deboli. In sintesi si crea un super segno che può così essere esposto graficamente, rispettando i principali collegamenti semantici che lo caratterizzano.

 

 

 


                      APERTURA

                  ANTERIORITA’

                FONOLOGICA

                                     APERTURA  ALLA

                             NATURA   

                                         

                                                      ANTERIORITA’

                              DELL’INDIVIDUO

                                 ALL’UMANITA’

 

 

 

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(12) - Tredicesimo libro - Conclusioni. Ibidem. p. 501

 

 

 

Le figure fonologiche

 

Il verso classico quantitativo ditrambico-decenario ,   _/_ __ __   _/_ __ __   _/_   __   _/_  __ , non è una caratteristica ripresa nel poema. Piuttosto lo schema messo a punto con i  nostri gruppi fonologici ha un significato di norma, sulla quale si ottengono innumerevoli variazioni. Lo si costituisce ponendo “i” e “i:”, come segno “ + “, e gli altri gruppi come segno “ - “, dando come risultato la seguente stringa dove si ponga come variabile sia il segno “+” che il segno “ -“ :

  + - -  + - -  + - + -(-)         e dove tra parentesi c’è la quantità degli endecasillabi sparsi.

Una sorta di ossatura che sembra fatta per essere disattesa, che in contiguità o collisione con la prosodia e il lessico, le strutture grammaticali, del periodo e delle altre scansioni, come unità di gruppi di verso, enjambement, rime interne, crea il testo come segno globale non solo dell’introduzione ma dell’intero poema. Questo naturalmente è un punto di vista “in progress”, suscettibile di nuovi apporti e miglioramenti, ma che per il momento ci mette al riparo da posizioni espressioniste e psicologismi come quelli , peraltro molto gustosi alla Oscar Wilde, il quale diceva” di non essere sicuro di aver mai visto un tramonto, prima di aver ammirato i quadri di Turner...”. L’arte a nostro giudizio non ci crea, siamo noi che da umili critici, cerchiamo di sondare la sua grandezza e la fatica dei grandi artisti. Non da beoti ammiratori, ma da studiosi, con i nostri levigati, poveri ma efficaci  strumenti.

Ma riprendendo la nostra analisi, è utile significare che il discorso fonologico-prosodico si dipana con una serie di brevi climax, dal chiuso o medio all’aperto, indagando le più eufoniche possibilità. Noi prenderemo adesso in esame quello che potrebbe chiamarsi una eccezione alla regola, ma che eccezione non è: la figura della terzina di anteriori, presente tre volte nei primi quattro versi, che rompe la norma, creando uno spessore che pone in primo piano il lessico interessato, lo mette in una serie di interconnessioni semantiche e ci offre compiutamente il preludio del Preludio. Ma procediamo per gradi. Tracciamo una griglia dei sintagmi interessati, in odine di strofa  (1-4):

 

                    blessing          breeze

                    green              fields

                    sky                 beats

                    joy                  gives

 

notando immediatamente il segno di una vertiginosa verticalizzazione tra gli elementi semantizzati naturali e non naturali:

                   

                    ELEMENTI SOVRANATURALI

 

                    ALTI                    blessing

                    BASSI                  joy

 

                   ELEMENTI NATURALI

 

                   ALTI                    breeze  sky

                   BASSI                  green  fields  beat gives             

 

Si tratta di uno scarto fonologico dalla norma che crea una prima antitesi che è la base di due doppie opposizioni di significato e due sinonimie: una sorta di indagine a cui abbiamo dato un’immagine, su dove potrà arrivare la natura finalmente riconquistata. Il campo verde, la brezza e il cielo, la gioia e la santità, sono i compiti altissimi che si è posto il narratore e di conseguenza il narratario in una ricerca, in una poetica in un’affabulazione che si presenta subito densa, meditata, decisa e di un’alto segno morale ed etico.

Un tratto significativo che ci preme sottolineare è che il tema della CITTA’, è presente più volte nel poema ma qui viene risolto in termini estremi negativi, quasi per poter prendere una rincorsa per la fuga , verso la libertà e la natura, nei versi 6-8. Da notare l’eccezione del quinto verso con solo il gruppo fonologico medio, che equilibra  i due discorsi, quello della città e quello della libertà.

Solo dopo la descrizione negativa della città al nono verso il poeta può esplodere con la tripla ripetizione semantica: “Now I am free, enfranchised and at large.” Che per inciso è un verso normotipo con tre climax e una coda lene.

Si potrebbe continuare un’analisi fonologico-semiologica, per cercare, almeno nei nostri intenti, i collegamenti che un testo anche breve può avere con un sistema culturale e le sue tematiche, ma rimandiamo all’elaborato comparativo successivo. Vorremmo chiudere dedicando una breve attenzione al sistema grammaticale sintattico.

 

 

 

 

La grammatica e la sintassi

 

 L’inizio del viaggio, che si situa tra il 10 e il 14 verso e che sappiamo è un viaggio vero, ma anche un momento di crescita interiore, dà il segno dell’indecisione, e della paura per certi versi, coniugando il momento fonologico, (due terzine avanzate), con due frasi interrogative, un enjambement e una tripla anafora. Tutto ciò crea una concitazione che si scioglierà a poco a poco con una preponderanza di frasi piane.

 

 

La chiusa

 

 

 

Abbiamo parlato di frasi piane. Andiamo però a verificare gli ultimi due versi che abbiamo scelto, cosa significa, frase piana, per Wordsworth:

 

Pure passions, virtue, knowledge, and delight,

The holy life of music and of verse.

 

Sette sostantivi e un aggettivo sostantivato. Nella prima parte del distico abbiamo un chiasmo accentuato, passione con diletto e virtu’ con conoscenza, che prosegue con una forcella: la santa vita 1- della musica e 2 - del verso.

E ciò ci pone di fronte a quella che il poeta crede come una falsa antitesi: quella tra la conoscenza e il diletto. E prosegue con un’antitesi vera, quella tra la musicalità e il verso. E’ un passaggio che potrebbe sembrare oscuro, ma ha una sua spiegazione. Il poeta ha più volte asserito che il suo verso in un certo qual modo si faceva da sé, e quindi ogni musicalità le era estranea, e se era presente lo era per motivi a lui estranei. Insomma, musica e verso sarebbero l’inconscio e il conscio del poetare, quello che sfugge al poeta per Wordsworth è sempre tanto, e chissà anche per altri poeti.

 

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