LETTERATURE COMPARATE

LINGUISTICA E LETTERATURA
COMPARATA 2011



Letteratura Comparata

 

WORDSWORTH E CALVINO

 

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... un altro contributo alla scienza comparatistica che nelle lettere non ha ancora una vera e propria "scuola" italiana.

Nell'insegnamento di Letterature Moderne Comparate
curato dal Prof. Sandro Maxia.

Linguistica e Letteratura comparata - Anno 2011 

di Massimo Marongiu 

Copyright M. Marongiu
tutti i diritti riservati
deposito S.I.A.E. 2000-2005

 

 

 

SAGGI DI LETTERATURA COMPARATA

 

 

 

 

 

 

WORDSWORTH

 

DA “IL PRELUDIO”: INTRODUZIONE (*)

 

 

 

 

 

CALVINO

 

DA “LE CITTA’ “NVISIBILI”: LE CITTA’ E LA MEMORIA I (**)

 

 

 

 

 

 

 

(*) OSCAR CLASSICI MONDADORI 1999 p. 32

(**) OSCAR MONDADORI 1999 p. 33

 

 

 

 

 

Massimo Marongiu

 

 

 

 

 

 

 

 

UNA DEFINIZIONE DI LETTERATURA COMPARATA

 

         Nel recente libro “ La littérature générale et comparée “ di Daniel-Henri Pegeaux si esprime una definizione su che cosa sia una letteratura comparata, e insieme generale per la contiguità dei campi d’indagine, che ci sembra adatta per iniziare il nostro lavoro:

- La letteratura comparata è l’arte metodologica, per la ricerca dei legami di analogia, di parentela e d’influenza, che avvicina la letteratura agli altri domini dell’espressione o della conoscenza, o allo stesso modo per gli accadimenti e i testi letterari tra di loro, distanti o no, nel tempo o nello spazio, sia che appartengano a pluralità di lingue in pluralità di culture, o facciano piuttosto parte di una stessa tradizione, al fine di meglio descriverle, comprenderle e gustarle.

 

“ La litterature comparée est l’art méthodique, par la recherche de lien d’analogie, de parenté e d’influence, de rapprocher la litérature d’autre domaines de l’espression o de la connaissance, o bien le faits et textes littéraires entre eaux, distants ou non, dans le temps o dans l’espace, pourvu qu’ils appartiennent à plusieurs langues on plusieurs cultures, tissent-elles partie d’une meme tradition, a fin de mieux les décrire, le comprendre et les gouter.” (1)

 

Compito arduo ma affascinante; non solo letteratura ma il suo rapporto con il mondo culturale nazionale e internazionale in prospettiva sincronica e diacronica (d’autre domaines de l’espression o de la connaissance).

 

 

 

 

LE GRANDI SCANSIONI TEMPORALI

 

Siamo partiti col chiederci in riferimento agli elaborati di analisi dei singoli autori, e in senso generale che senso avessero i termini di Romanticismo e Realismo, (e questo procedere è direttamente ispirato dalle intriganti parole di Pegeaux ).  Si tratta di scuole, tradizioni, retoriche, generi, movimenti o gruppi che portano con sè chissà quale altra connotazione. Renato Poggioli nella sua Teoria dell’arte d’avanguardia,  (2)   propende per assegnare storicamente ai conglomerati letterari il termine di scuole e tradizione fino agli albori del Romanticismo.

 

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1) - COLIN, Paris, 1994, p. 11

2) - POGGIOLI RENATO in Guillèn Claudio, L’uno e il molteplice, 1962, p. 33.

 

 

 

 

         Da quel momento “... ad oggi, invece, fioriscono movimenti i cui propositi sono polemici e immanenti.   Il movimento si orienta verso il futuro, o meglio, a partire da sè stesso.   E’ ciò  che  Octavio Paz  più  tardi  avrebbe  chiamato “ la tradizione della rottura “. (3)

  Nel XVIII sec. prima, da una parte, una sorta di malcelata Autocoscienza Nazionale, tendenzialmente non nazionalistica, e la contemporanea apertura a l’etrangér non solo in letteratura; e in sintonia la crescita del commercio estero per le necessità stesse che il vivere storico ha creato; sinonimie e  dialettiche che non potevano riperquotersi sull’ universo delle lettere. E il Romanticismo... “ che cominciava appena ad offrire le opportune risposte al grande silenzio che il concetto neo-classico sparendo aveva lasciato sull’impatto normativo e sulla continuità di una Poetica e di una Retorica multisecolari-,...[cresce in contrapposizione] ...ad  un insieme statico, regolatore, presidiato da un fascio di capolavori, di opere esemplari, di modelli prestigiosi. Ecco che con la maturità del secolo XVIII, il vasto edificio crolla, e si frantuma e perisce la vecchia unità o universalità delle ‘lettere umane’. Tutto ciò che accadrà dopo sarà una risposta a questo collasso senza precedenti nella storia della Poetica. (4)

Questa situazione non è rimasta senza conseguenze; infatti, da una parte il collante della letteratura nazionale e dall’altra la vivace apertura all’internazionalismo, animarono il mondo culturale in forme e modalità nuove: Lettere, Riviste, Traduzioni, Amicizie, Consorterie, Unità d’intenti e altre sinergie permetteranno dalle rovine la rinascita della vita letteraria e culturale, senza contare la pletora di indecisi o infingardi che di fatto formavano un ponte tra il vecchio e il nuovo. Però le idee portanti, siano rivolte al futuro o conchiuse “ in sè e per sè”, d’ora in avanti non saranno più Scuola e Tradizione ma daranno vita ai cosidetti Movimenti. Qualche studioso suole indicare uno spartiacque talmente profondo che dalla fine del XVIII sec. si dovrebbe parlare di un nuovo ordine e di una nuova Retorica e Poetica. Una tale cesura sarebbe a nostro avviso, alla fin fine, una forma di Restaurazione o meglio di un ordine nuovo che di fatto non ci fu, con tutti i distinguo del caso. Ci si trovò piuttosto di fronte alla comparsa di forme nuove anche di stampo culturale che richiedono i più affinati approci da parte dello studioso. Alla frammentazione non si è risposto se non con un’azione centripeta, uno sforzo di analisi e sintesi che fu del primo Calvino neorealista: “ L’Opera Letteraria potrebbe essere definita come un’operazione nel linguaggio scritto che coinvolge contemporaneamente più livelli di realtà” (5)

Un’opera letteraria salvifica.

Facciamo un esempio che fa riferimento alla vita culturale: i Movimenti si sono spesso caratterizzati per i loro “ Manifesti “, ovvero ad una presa di posizione “di rottura”, hanno indicato  al contempo le nuove vie da percorrere. Insomma si crea sulle ceneri della vecchia, una nuova norma, che può talvolta essere  una pluralità di norme che col tempo diventano Retorica e Poetica delineando nel nuovo la propria fine, e così via. In questi ultimi duecento anni si è potuto registrare proprio una sorta di rincorrersi dei movimenti, anche se a ben guardare, non sempre l’uno in contrapposizione all’altro.

Il Romanticismo di Wordsword ha avuto anch’esso il suo manifesto: chiarezza, rifiuto dell’oratoria , dell’oscuro, il parlare come parla la gente etc. (6)

 

 

 

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3) - GUILLEN, ib. p.33 e segg.

4) - ib. p.44

5) - in Guillen ib. p.34

6) - Analisi dei testi - Wordsworth

 

 

 

Per quanto riguarda Calvino, c’è da ricordare che anche il neo-realismo ha avuto i suoi “ manifesti “, nella rivista “Rinascita“, a favore dei temi della guerra, degli operai e dei contadini, e Calvino ha dato delle ottime prove sul quel solco prima di distaccarsene. Basti ricordare “Il sentiero dei nidi di ragno” dedicato alla stagione partigiana. Dal 1965 si è sempre tenuto sulla sua particolarissima vis comica estrosa e paradossale dove convivono sperimentalismo e classicità realista.   Dopo varie sperimentazioni ha messo a punto un atteggiamento che da molti è stato definito “realismo fantastico”(7) e comunque il suo attivismo si è espresso anche con conferenze, manifesti, convegni, e vogliamo inoltre ricordare il suo stretto rapporto con i letterati francesi che tra l’altro gli valse nel 1981 la Legion d’Onore. Un ligure cosmopolita che, rammentiamo, nel 1984 dopo un breve viaggio in Argentina partecipò con Borges ad un convegno sulla letteratura fantastica in Spagna.

Fatte queste brevi note, è pur vero che Wordsworth è un Romantico e Calvino è un Realista, ma ambedue le “avanguardie”, si svilupparono dopo “la rottura” con il passato: Teoriche Nuove e i due all’interno di esse non furono di portatori d’acqua ma scopritori di pozzi.

Per quanto riguarda Wordsworth abbiamo già fatto notare nell’elaborato a lui dedicato (8) che il passaggio dal classicismo della golden age è piuttosto riferito alle forme e ciò è testimoniato dal richiamo reiterato nel testo del “Preludio” alla poesia precedente: “ Oh, [desiderei scrivere] un verso di Milton!”

Calvino stesso (9), pur avendo abbandonato la fase neorealista ed avendo sviluppato la sua particolare “Fantasticità”, rimane impregnato dei procedimenti di creazione del testo di stampo realista, che funzionano come archetipi consci o inconsci della sua scrittura.

Abbiamo quindi a che fare con due appartenenti a movimenti d’avanguardia ma che hanno sviluppato le loro poetiche e retoriche personali in modo pacato e misurato, ma affatto differente. Anticipando i tempi, la dimensione di etrangéer nel senso sia di viaggiatore sia di internazionale, si è manifestata differentemente nei due autori.

Wordsworth, dopo i viaggi descritti nel preludio si è ritirato con la famiglia e una strettissima cerchia di amici, con una qualità di produzione poetica piatta e ripetitiva fino agli ottantanni, quando morì ; ciò  significa forse che la pregnanza della sua prima produzione e l’autorità conseguita (10), l’espressione della libertà e dell’umanità siano state talmente alte, che non sarebbero potute più essere raggiunte; Calvino ha vissuto tutta la vita tra viaggi, giornali, riviste, movimenti e talvolta si poneva il problema se fosse giusto fare tutto, col rischio di far male: son rimasti celebri i suoi rifiuti di premi letterari o ad esempio l’aver declinato una collaborazione con il Il Corriere della Sera.

 

 

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7)  - Analisi dei testi - Calvino

8)  - Analisi dei testi - Wordsworth

9)  - Analisi dei testi Calvino

10) - Analisi dei testi Wordsworth

 

 

 

 

Concludendo provvisoriamente questo nostro escursus, affermiamo che sia Wordsworth che Calvino furono due “movimentisti”. In particolare, a quanto afferma il più grande studioso di Letteratura Inglese, Harold Bloom (11), gli unici due poeti che fondarono un canone, furono Petrarca, che “inventò” la poesia rinascimentale e Wordsworth... il quale si può dire abbia inventato la poesia moderna. Abbiamo quindi scelto due autori movimentisti ma Wordsworth è il primo movimentista rinvenibile nella canonizzazione occidentale e per seguire la suddivisione temporale vichiana usata da Bloom (12), il primo moderno democratico.

 

 

                                        

 

IL GENERE

 

         Nella compresenza di forme, motivi, temi, archetipi di un genere o un’altro, lo studioso può giungere a definire appartenente un’opera ad un genere o ad un’altro un componimento a seconda che si privilegi uno od un altro aspetto.Noi ci lasceremo prendere liberamente dall’impessione più palese e, se volete, induttivamente, ma con riserva di verifica. Diremo che il genere del componimento di Wordsworth e quello di Calvino è identico, ove trattasi di due Autobiografie Dialogiche.

L’autobiografia tratta in prima persona (con i dovuti distinguo), di una fase esperienziale riguardante il soggetto stesso, che se ne fa concretamente parte nel testo, ad un’altra persona, diventa dialogica.

Claudio Guillén (13) espone le elementari forme del genere letterario, il rilievo dei canali  “ di presentazione o di comunicazione come ad esempio le partizioni che Goethe qualificava naturali (14) :

- la narrazione [epica], la poesia cantata [lirica] e la  rappresentazione [dramma]

E’ curioso il fatto che dei modelli mentali o schemi teorici abbiano conservato per tanti secoli quest’ ordine tripartito. In primo luogo [però], si sente la mancanza del discorso monologico, non ritmico, nè cantato, e cioè più concretamente dell’oratoria ... [ovvero] ... della Retorica”, che è tra l’altro il tramite fondamentale nell’osmosi tra parola parlata e scrittura.

In quest’ultima prospettiva le partizioni naturali sono in realtà quattro, diremmo quasi quattro generi superiori propositivi ma anche osservabili in modo chiaro e distinto. Proposte, modelli di studio e soggetto di discussione ed ampliamento da parte degli studiosi comparatisti, e che a noi sembrano avere un alto grado di specificità nella capacità di descrivere la Koinè  occidentale nella sua compattezza e nel suo sviluppo.

 

 

 

 

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11) - BLOOM Harold - Il canone occidentale, Bompiani, p. 215 e segg.

12) - BLOOM Harold - ib.

13) - GUILLEN ib. p. 176.

14) - GOETHE - Il divano orientale, Torino, Einaudi. Egli stesso espone come questa prima tripartizione si articola: “ Allegorie, Ballade, Cantate, Drama, Elegie, Epigramm, Epistel, Epopoe, Erzahlung, Fabel, Heroide, Idylle, Lehrgedicht, Ode, Parodie, Roman, Romanze, Satire.”

 

 

 

Ad esempio il genere Retorica, studiato e riportato da Guillèn, ci permette di ascrivere a pieno titolo l’autobiografia dialogica come un genere appartenente alla retorica epidittica (15).

Ci soffermiamo ancora brevemente sugli aspetti autobiografico-dialogici per cogliere alcuni aspetti che demarcano significative differenze. Wordsworth nel suo Poema, porta avanti il discorso quasi sempre in prima persona e intercala con Coleridge sempre molto sinteticamente: “ O Friend.“  / “ My Friend.”/ “ Thus far O Friend!” etc. Solo una volta si dilunga comunque in breve accenno:

 

 

 

 

Nor will it seem to thee, my Friend! so prompt           Non sembrerà a te, mio Amico

In sympaty, that I have lengthened out                       Così pronto alla simpatia, che t’abbia annoiato

With fond and feeble tongue a tedius tale            Con pesante e debole linguaggio e una storia noiosa.

                                                                                           

                                                                                                                (I, 645)

 

 

 

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15) - Per quanto riguarda l’autobiografia ricordiamo alcuni lavori anche se non prossimi ai tempi dei due autori in esame ma che potrebbero essere interessanti per ulteriori approfondimenti.

Cardano Gerolamo, De vita propria (1643)

Cellini, Vita (1527)

Sant’Agostino, Le Confessioni (V sec.)

S.Teresa, Vida (1557)

Boccaccio, Fiammetta (1340)

Vico, Vita di Giambattista Vico scritta da se medesimo (1728)

Polo Marco e Rustichello da Pisa, Il Milione (fine xiv sec. In volgare francese)

Vittorini Elio, Diario in pubblico, Bompiani, (1976)

Pavese Cesare, Poesie - Mondadori, (1961), (1^ ed. 1950)

Saba Umberto, Storia e cronistoria del Canzoniere, (1948)

Svevo Italo, Una vita, (1892)

A proposito dei risvolti dialogici e della scelta stilistica in sè, appuntiamo dapprima la tradizione dialogica della filosofia greca a iniziare con Platone, I Dialoghi e di Luciano I Dialoghi dei morti. Nella letteratura latina Cicerone - De Amicitia.

E poi San Gerolamo - I Dialoghi,

Petrarca, Secretum, e De rimediis utriusque fortunae.

Dopo lo splendore rinascimentale l’apice nel XVIII sec.  Con Fontanelle, Algarotti, Montesquieu, Voltaire, Gozzi, Galiani. Questi ultimi possono anche aver avuto un’influenza diretta per la vicinanza temporale con il Wordsworth. Naturalmente questa è una ragione sufficente, ma non decisiva,  e in ogni caso un campo d’indagine da vagliare.

 

 

 

 

 

Come si può notare passano nel “Preludio” seicento versi prima che l’interlocutore sia appellato in modo congruo, con un atteggiamento che si potrebbe definire flattering, che comunque breve, non si ripeterà più con tale “lunghezza”. Noi abbiamo annotato questi interventi, e quando ciò avviene, si potrebbe dire che il discorso diventa terzo, ovvero è di due interlocutori, e si articola in primo e secondo piano, diventando “altro” dai due precedenti, assumendo una connotazione anche fatica, nel ricucire interi brani degli 8031 versi del poema.

Coleridge, interlocutore vero e amico del poeta appare nel poema solo come puro indice di una doppia funzionalità e da un punto di vista squisitamente letterario per permettere il puntello dialogico al poeta. Un avanguardista che usa una formula che inventarono i greci per dare “leggerezza” al discorso. Per questo, dati gli interventi forse, e ci si perdoni quest’ipotesi, sarebbe stato possibile eliminarli: se il poeta non lo ha fatto è perchè “voleva”, per ragioni artistiche naturalmente, che “Il Preludio” fosse formalmente e sostanzialmente dialogico.

Passando all’opera di Calvino l’autobiografia dialogica nasce in primo piano nel libro, nei dialoghi col Kublai Kan e con il collegamento intertestuale che nasce inevitabilmente con “Il Milione”. Quest’ultimo noto soprattutto nelle riprese del codice in volgare del 1309, fu “raccontato” da Marco Polo a Rustichello da Pisa, il quale, dialogicamente, ha abbondantemente inserito del suo, intercalando nel testo soprattutto di fatti d’arme, di cui aveva già dato esempi in precedenza: una stesura a quattro mani. E’ un palinsesto già inestricabile nei suoi tratti essenziali.

Riassumendo abbiamo quindi un autobiografo (Marco Polo), un co-autobiografo e redattore (Rustichello), uno scrittore autobiografico come alter ego di Marco Polo che si specchia dialogicamente nel Kublai Kan, interlocutore e attante. L’autobiografia dialogica presuppone personaggi, ma a questo livello di intertestualità sinonimica, è come se inserissimo con uno scanner, nel video di un computer, i profili dei protagonisti, per sistemarli in seguito in una galleria quadridimensionale. Ne “Le Città Invisibili” Marco è già Grande Ambasciatore del Kan con al collo il medaglione d’oro, riconosciuto in tutto l’impero come segno di nobiltà e lasciapassare. I dialoghi col Kan si alternano alle descrizioni delle città dell’impero che il Kublai non conosce se non per i luoghi delle sue battaglie; e manda Marco per avere notizie: per conoscere i suoi possedimenti. Ma il dialogo non è tra pari anzi è ben demarcata la distanza tra l’Imperatore e il suo Ambasciatore:

”...Non è detto che Kublai Kan creda a tutto quel che dice Marco Polo quando gli descrive le città visitate nelle sue ambascerie, ma certo l’imperatore dei tartari continua ad ascoltare il giovane veneziano con più curiosità e attenzione che ogni altro suo messo o esploratore...”. (16)

Curiosità e attenzione per un paria, non tartaro e per giunta giovane, che a ben guardare, partendo dal potere totalitario dell’imperatore sono da interpretarsi come il parziale rovesciamento dei luoghi comuni che accompagnano la figura dello straniero e la rottura marginale degli schemi rigidi del we group-other group. 

 

 

 

 

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16) - Calvino Italo - ib. p.5

 

 

 

 

LE FORME

 

 

A questo proposito ci ricorda Guillen “che non esistono forme pure. Cioè prive di significato”, riportandoci alla mente Croce:”Uno dei problemi che prima si presentano, concerne il rapporto tra “intuizione” e “espressione” e il modo del passaggio dall’una all’altra. ...intuizione in quanto è, nell’atto stesso, espressione...” (17)

Per quanto riguarda l’analisi accurata di questi rapporti, in alcune parti dei testi di cui si parla, rimandiamo ai due nostri dattiloscritti dedicati ad ogniuno dei due autori; si è ritenuto infatti opportuno non appesantire il presente elaborato con problematiche settoriali o propedeutiche. Ciò non ci esime da fare una precisazione: in Calvino le cento città sono riportate con una prosa, che come abbiamo rinvenuto nell’analisi, tende ad una espressione poetica; in Wordsworth il verso libero del “Preludio” tende viceversa alla prosa, (e non perchè Omero dorme o per le dichiarazioni di Poetica). Si è creato un campo intertestuale, una terra di nessuno, dove prosa e poesia si accostano l’un l’altra, un campo fecondo che ci ha permesso di avvicinare i testi nonostante la distanza spazio temporale e potremmo dire “stilistica”. Questa è la quarta dimensione. Il nostro approcio ha separato provvisoriamente le forme intese come forme dell’espressione dal genere e dai temi; è quello che “... il est appelè qu’il s’agit de “critique” e non d’”historie littéraire”, direbbe Daniel-Henri Pageaux (18).

 

 

 

 

 

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17) - Croce Benedetto, Breviario di estetica e Aesthetica in nuce, Adelfi, p. 210-211. 

18) - PAGEAUX, ib. p. 113

 

 

 

 

 

 

I TEMI

 

 

Abbiamo preso in considerazione tre temi principali, sciegliendoli tra quelli che la miglior critica chiama “significativi”, “strutturanti” o “stimolatori” (19). 

Il tema della CITTA’, della NATURA e del VIAGGIO.

 

 

LA CITTA’

 

 

Abbiamo già notato dall’analisi dei testi il sentimento che Wordsworth nutre per la città:  una prigione senza luce, un luogo orribile da cui fuggire. Riprendiamo con cura il tema da settimo libro del “Preludio”: Residence in London.

 

 

 

Above the press and danger of the crowd,

Sulla calca e il pericolo della folla

Upon some showman’s platform.What a hell

Sulla piattaforma di un attore, che inferno

For eyes and ears! What anarchy and din

Per gli occhi e per l’udito! Che anarchia e chiasso

Barbarian and infernal, - ‘tis a dream,

Barbaro e infernale, - E’ questo un sogno,

Monstrous in colour, motion, shape, sight, sound!

Mostruoso in colore, movimento, forma, vista e

[ suono!

                

                                                                                                                       (20)

 

Per Calvino visitare le città è il suo mestiere e talvolta ne incontra qualcuna che assomiglia, o almeno ha qualcosa in comune con la Londra di Wordsword:

 

 

...il mio ricordo comprende dirigibili che volano in tutti i sensi all’altezza delle finestre, vie di botteghe, dove si disegnano tatuaggi sulla pelle ai marinai, treni sotterranei stipati di donne obese in preda all’afa. ...giurano di aver visto un solo dirigibile librarsi tra le guglie della città, un solo tatuatore disporre sul suo panchetto aghi e inchiostri e disegni traforati, una sola donna cannone farsi vento sulla piattaforma d’un vagone. La memoria è ridondante: ripete i segni perchè la città cominci ad esistere

 

                                                                                                         (20 bis)

 

La ripetività è martellante, stessa confusione e folla, l’attore, l’attrice, e il sogno è una memoria reiterativa.

 

 

 

 

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19) - GUILLEN, ib. p. 272

20) - Wordswort, Il Preludio, p. 276.

21) - Calvino, Le città invisivili, Le città e i segni 2, p.19.

Ma l’insistenza di Wordsword su Londra è magistale, nel suo disprezzo metodico che raggiunge il parossismo, utilizzando la forma dell’elenco, di persone, di oggetti messi alla rinfusa, di cui riportiamo un piccolo brano:

 

 

 

- ... buffons agaist buffons

... buffoni contro buffoni

Grimacing, writhing, screaming,- him who grinds

Fan smorfie, si dimenano urlando,- c’è chi suona

The hurdy-gurdy, at the fiddle weaves,

L’organetto, strimpella il violino,

Rattles the salt-box, thumps the kettle-drum

Agita una scatola piena di sale, suona il tamburo,

And him who at the trumpet puffs his cheeks,

E chi si fa scoppiare le guance nella tromba,

The silver-collared Negro with his timbrel,

Il Negro dal collare d’argento con il suo timbarello

Equestrians, tumblers, girls, and boys,

Cavalieri, saltimbanchi, donne, ragazze e ragazzi,

Blue-breeched, pink-vested, and with towering plumes.

Pantaloni blù, vestiti rosa e torri di piume.

...Albinos, painted Indians, Dwarfs,

...Albini, Indiani dipinti, nani,

The Horse of Knowledge, and the learned Pig,

Il Cavallo intelligente, e il Maiale istruito,

The Stone-eater, the man that swallows fire,

Il mangiatore di pietre, il mangiafuoco,

Giants, Ventriloquist, The Invisible Girl...

Giganti, Ventriloqui, la Ragazza Invisibile...

 

                       

                                                                                                                                   [ VII, 671 e segg.]

 

 

Sottolineiamo che la forma dell’elenco organizzato è usata molto da Calvino, ad esempio nella Descrizione della città dell’Analisi dei testi:

 

...Diomira, città con sessanta cupole d’argento, statue in bronzo di tutti gli dei, vie lastricate in stagno, un teatro di cristallo, un gallo d’oro che canta ogni mattina su una torre.

                                                                            [Le Città Invisibili, p.7]

 

Si può tracciare una linea tematica comune sia in Calvino e Wordsworth;

l’ esotico, il meraviglioso, fra espressione ricercata e realismo con una marcata eufonia. Nel secondo c’è da notare l’apparire del Grottesco e in taluni punti si direbbe da Gran Guignol. (21)

 

 

 

 

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21) - Vorremmo per inciso far notare che quanto affermato da Herold Bloom (Il Canone Occidentale p.225) a proposito del disinteresse politico sociale sugli avvenimenti della Rivoluzione Francese, sottolineiamo che nel Preludio ne ha seguito passo per passo le vicende in quanto presente nei luoghi, rimanendone molto colpito e da ultimo quando [persino in guerra aperta la Gran Bretagna si oppose alle libertà della Francia.Ciò mi gettò prima dal recinto dell’amore, mi amareggiò e corruppe, fino alla sorgente i miei sentimenti.]

    

     “...till with open war/ Britain opposed the liberties of France./ This threw me first out

     of the pale of love;/Soured and corrupted, upwards to the source./My sentiments.”

     Book Tenth.- RESIDENCE IN FRANCE AND FRENCH REVOLUTION - 759 e

     segg. -

    

    E mi pare non si possa essere più espliciti di così.

 

 

Il tema della città in Calvino ha dei nodi di estremo interesse, in particolare quello della città vista con gli occhi del Kublai Kan nel suo rapporto con Marco Polo; che rimane identico nei suoi tratti essenziali ma lascia intravvedere una maggiore disposizione al dialogo da parte del Kan. Accadde che l’Imperatore sognò  una città e subito la descrisse a Marco Polo. “ Mettiti in viaggio, esplora tutte le coste e cerca questa città...[gli imperatori non conoscono “codesta”]... Poi torna a dirmi se il mio sogno risponde al vero”. Marco risponde: “La città esiste e ha un semplice segreto: conosce solo partenze e non ritorni”. (22)

Hic et nunc, si innesta una intertestualità antonimica: il tema sogno-realtà che merita un accenno, ma che richiederebbe un discorso completo tutto per sè.

Ricordiamo comunque almeno Calderon de la Barca, con la sua “Vida es sueno” (23), William Shakespeare col discorso di Prospero ne “The Tempest” :-  “ We are such staff / As dreams are made on” (24), e Lewis Carrol in “Trought the Looking-Glass”, IV: “And if he left off dreaming about you...” (25), tutti riassunti e compresi da Borges in “Finzioni - Le rovine Circolari”:- ... comprendere che l’impegno di modellare la materia incoerente e vertiginosa di cui si compongono i sogni è il più arduo che possa assumere un uomo...- (26).

Abbiamo riportato queste citazioni , a noi care,  per significare il potere assoluto, ma anche vacillante del Kan. Lui “sapeva” che nella sua carta geografica c’era il vero e il non vero, ma non affronta il problema in modo diretto, secondo dei principi che si potrebbero accostare a quelli della Retorica Medioevale o a quel grande mentitore di Erodoto. Ci sono L’unicorno, i Serpenti enormi del Mare, i Draghi, le città e i fiumi e le montagne Inesistenti e allora perchè non anche quello che è Sogno? (27)

Dopotutto è in buona compagnia!

 

 

 

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22) - Calvino, ib. p.55

23) - internetbookshop.it

24) - Shakespeare, Rizzoli,1973, p.234

25) - Lewis Carrol, Opere, (1872), internetzivago.it

26) - J.L.Borges, Finzioni, Mondadori,1974, p.43,i^ ed. 1955

27) - Il concetto medioevale che da un input fondamentale al discorso Sogno vs. Realtà è quello dell’intentio della patristica. Ovvero non è possibile conoscenza se non con la spinta interiore dell’uomo. Di qui ad una volitività intenzionale del reale nel Sogno il passo è breve. Tali concetti sono stati sviluppati da Husserl ed Heidegger nelle filosofie fenomenologiche da loro espresse.

 

 

 

 

Il discorsco va anche più in là. Un giorno Marco ritorna e trova il Kan seduto di fronte ad una scacchiera. Per il Kan “...la conoscenza dell’impero era tracciato dai salti spigolosi del cavallo, dai varchi diagonali che s’aprono alle incursioni dell’alfiere, dal passo stascicato e guardingo del re e dell’umile pedone, dalle alternative inesorabili d’ogni partita...Kublai era arrivato all’operazione estrema: la conquista definitiva, di cui i multiformi tesori dell’impero non erano che involucri illusori, si riduceva a un tassello di legno piallato: il nulla...” (28).

Un nulla che però ha arcane valenze; subito il Kan chiederà a Marco, nella sua prospettiva Retorico-Medioevale, di raccontargli una città per ogni mossa. E il nulla prende forma mitopoietica, e le città così raccontate vengono ad “esistere” e accuratamente e come al solito, di nascosto riportate nei veri tesori dell’impero, quelle carte segrete che solo il Kan conosce e sa interpretare.

Questo interesse e amore per le carte ci fa ricordare il nostro Ariosto, che non si mosse mai dalla sua scrivania usando ed amando solo carte e incunaboli e la coscienza del potere e curiosità del giovane di Baudelaire:

 

 

Pour l’enfant, amoureux de cartes et d’estampes,

L’univers est égal à son vaste appétite...

 

 

Per il fanciullo appassionato di carte geografiche e stampe,

l’universo è pari alla sua sterminata curiosità...

                                                                             (29)

 

con una vivace ricucitura tematica di medioevo, rinascimento e moderno. I classici, navigavano a vista.

 

Chiudendo sul tema della città, rammentiamo che la repulsione per quest’ultima , da parte di Wordsworth, sarà una linea tematica molto presente negli autori Romantici. Ci saranno anche i  “Viaggi in Italia”, che però delle città vorranno sottolineare i “reperti”, colonne, tempietti, rovine, maestosità, in una linea parallela e contrastante, dove la poesia e il dolore del mondo si trasferirà, classicheggiante, nel genio individuale.

Per quanto riguarda Calvino la posizione articolata, - meraviglia, sogno/realtà, segno, - ci ricorda Saussure, il quale spiegherà le regole e le differenze della langue e degli act de parole rifacendosi proprio alle regole base generali e di gioco degli scacchi, ai quei “tasselli di legno piallato: il nulla...” (30), che non è quindi l’assenza totale, la mancanza di gravità, il fantasma del “bla bla” lacaniano, ma il senso dell’inadeguatezza e del vuoto come spleen, che da  Kierkegard e dall’ontologia fenomenologica in poi, compare e scompare.

 

 

 

 

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28) – Calvino ib. P. 122-123.

29) - Baudelaire, Les fleurs du mal - CXXVI Le Voyage, NEWTON, 1972, p.238

30) - Ferdinand de Saussure, Corso di linguistica generale. V ed., Parigi. 1^ed.1955.

 

 

Quasi il segno dell’ultimo secolo trascorso, come una tabe (direbbe Sanguineti), una malattia dello spirito che immette e ritrae, scommette la sua integrità, in una semiosi comunque e sempre in dubbio  financo forse anche nei suoi più elementari referenti logici e nel suo essere al mondo, nelle città del mondo.

 

 

 

 

LA NATURA

 

 

Sul tema della Natura in Wordsworth ci siamo già soffermati (31) soprattutto sui suoi caratteri poetici di Apertura e Anteriorità della Natura nel percorso che dall’Individuo porta all’Umanità e di lì di nuovo all’Individuo, così arricchito di Esperienza e Saggezza.

Qui vorremmo ricordare il lavoro di Curtius sul “locus amenus”, in quanto nell’autobiografia di Wordsworth, spesse volte la Natura (sempre in maiuscolo nel Poema), sembra assomigliare agli schemi generali rinvenuti dall’autorevole studioso (32).

Riportiamo un esempio lampante che accosta ai tipi di topos del Curtius di riscrittura e intertestualità, da Petronio, Tiberiano e Teocrito(genere bucolico) a Omero, Shakespeare etc. che dimostrano un’arte che non è un’immagine della realtà, passando per un’oratoria epidittica e delle figure dell’ipse dixit, e perchè no, anche dell’ipse ornabit, che raggiungerà il suo culmine nella scena del Rinascimento, anche se per taluni miti, motivi, forme e temi, continua fino a noi (chi siamo se non Teocratici?) Post-Moderni. In poche parole l’arte come reinterpretazione e in taluni casi reinvenzione della realtà ma soprattutto l’arte che riscrive sè stessa quasi consultando un grande libro della natura, da tutti conosciuto, accettato e rispettato come canone:

 

 

 

Was for this

Fu per questo

That one, the fairest of all rivers, loved

che un fiume, il più bello di tutti i fiumi, amò

To blend his murmurs with my nurse’s song,

accordare il suo mormorio con la canzone della mia nurse

And, from his alder shades and rocky falls,

e, dall’ombra dei suoi ontani e delle sue rocciose cascate

And from his fords and shallows, sent a voice

e dai suoi guadi e acque basse, gettò una voce

That flowed along my dreams? For this, didst thou,

che si accompagnò insieme ai miei sogni? Per questo lo facesti

Derwent! Travelling over the green plains

oh Derwent! Che viaggi sulle verdi pianure

Near my “Sweet Birthplace”, didst thou,

vicino al mio “dolce luogo di nascita”, lo facesti per questo

                                      [ beauteous stream

                                              [impetuosa corrente

Make ceaseless music throught the night and day.

Suonasti senza sosta la tua musica di giorno e di notte

 

                                                                                                        (33)

 

 

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31) - Analisi dei testi - Wordsworth p.8

32) - Curtius Ernst Robert, Letteratura Europea e Medioevo Latino

33) - Il Preludio, ib. p. 46 - Questo brano è considerato dagli studiosi e in genere dai parlanti inglesi come la vetta in assoluto della poesia anglosassone. “sweet birthplace” tra virgolette nel testo, è una ripresa di una poesia di Coleridge.

 

 

 

C’è l’acqua, il verde della pianura, il riparo, i sottointesi seni della nutrice, l’ontano (sic), la musica, che richiamano tanta pittura Rinascimentale e Barocca, il mormorio dell’acqua, le rocce: visto in questa prospettiva un perfetto “locus amenus”. Ma la prospettiva non è più quella dell’era Aristocratica: il realismo seppure autobriografico s’impone anche se con un prepotente effetto straniante per il lattante che racconta con dovizia di particolari quello che lo circonda ed è già nella prospettiva di ricevere, non dalla madre, non da Dio, non dalla Umanità ma dalla Natura, con la maiuscola ma semplice e giocosa, i primi insegnamenti e i piaceri della vita.

In Calvino il tema della natura non è sviluppato se non per brevi accenni: la vera natura è nell’atlante del Kan. Ma una volta incontrò un capraio che gli disse di spiegare la sua estraneità dalla città:- Io traverso le città ma non so distinguerle. Chiedimi il nome dei pascoli: li conosco tutti, il Prato tra le Rocce, il Pendio Verde, l’Erba in Ombra. Le città per me non hanno nome: sono luoghi senza foglie che separano un pascolo dall’altro...;- Marco rispose :- Io riconosco solo le città e non distinguo ciò che è fuori. Nei luoghi disabitati ogni pietra ed ogni erba si confonde ai miei occhi con ogni pietra ed erba...- (34)

 

Il marinaio veneziano in un paese desertico dove gli abitanti vivevano a cavallo più che nelle tende, e per far guerre, non ha il senso per la natura.

Avanziamo un’ipotesi. C’è un rimosso nella mente di Marco, strappato poco più che adolescente alla relativa agiatezza nella Regina dei Mari, la magnificente Venezia, per vivere praticamente prigioniero alla corte del Kublai, dove perde lo status di “cives” e acquista quello di “straniero”. Ma che pietre, erbe, città, montagne o fiumi possono ripagare lo strappo dalla città natale. Marco involontariamente dimentica la Natura per dimenticare volontariamente la sua patria. (35)

 

    

 

 

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34) - Calvino ib. p. 152

35) - Osserva S.Freud che la dimenticanza è soprattutto un “falso ricordo”, ove si creano “nomi sostitutivi, la cui falsità...si riconosce immediatamente, ma che tuttavia continuano ostinatamente a imporsi...”, involontariamente si dimentica il nome, ma si vuole intenzionalmente dimenticare “un’altra cosa”.

         Freud Sigmund. Psicopatologia della vita quotidiana, Newton, p. 371 e segg.

 

 

 

 

Kublai pensa a Nuova Atlantide, Utopia, la Città del Sole, Oceana, Tamoé, Armonia, New-Lanark, Icaria, e con terrore alle demoniache Enoch, Babilonia, Yahoo, Butua, Brave New World.

Marco dice che bisogna saper “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”. (36)

Pur in tanta distanza spazio-temporale i nostri due Odissei riconoscono una deframmentazione e una scansione ad onde quadre e randomizzate della vita, della natura, della natura umanizzata: della città.

La natura è talvolta iperlodata da Wordsworth, ma non crea un ipertesto con un effetto che talvolta sembra comico e ironico nella sua reiteratività, come invero ci sembra di apprezzare anche in Carducci e Pascoli.

Marco tace e rimuove, si direbbe depresso, ma nonostante l’esilio e la dorata prigionia, con una capacità di sintesi propria degli eroi che nella letteratura occidentale hanno sfidato gli inferi, disserta con matematica precisione sull’”infernità” limitata, dove riconoscere ciò che è a noi natura, possibilita’ di vita. (37)

“Non meravigli una unità di temi e degli stili [che] è il carattere forse più noto e riconoscibile che contraddistingue l’arte dell’Occidente... fino agli albori della civiltà tecnologica. Lo studio simultaneo delle sue manifestazioni più eloquenti [quando possibile] (letteratura, pittura, architettura con il correlato...della sua estensione urbanistica) si fonda pertanto sul rilievo e sulla comparazione delle analogie. L’esame della valenza analogica si colloca al centro del rapporto identità/differenza; mentre, a precisarne con maggiore puntualità le portate, può assumersi l’indice complementare della loro funzione.”  (38)

 

 

36) - Calvino ib. p. 64.

Il durevole, la spazialita’, il non inferno ben si coniugano con la leggerezza, l’apertura, l’anteriorità di Wordsworth. Il nucleo comune significativo, offre al lettore quasi una suite sinfonica di Wagner o Berlioz; con il leit-motive dello slancio alla natura incontaminata e il raziocinio ponderato, agitano in un fazzoletto di cielo, sprazzi di speranza.   

In una lezione alla Università di Harward Calvino confessava: “...la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso, ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti ora alle città ... cercherò di spiegare perchè sono stato portato a considerare la leggerezza un valore anziché un difetto...” (Lezioni Americane, Milano, Garzanti, 1988. In CD-ROM multimediale - Einciclopedia Zanichelli, 1988.)

37) - Sugli eroi discesi nel gorgo degli inferi cfr. Piero Boitani, L’ombra di Ulisse, IV cap.- Di terra in terra verso il gorgo: lettura obliqua, impura, inquieta. Il Mulino, 2000, p. 87-113. 

38) - Zorzi Federico, Figurazione pittorica e Figurazione Teatrale: La figurazione dello spettacolo, in STORIA DELL'ARTE ITALIANA, Einaudi, 1979, p. 422 e segg.

 

 

 

 

Con codesta lucida precisazione entriamo nel cuore, nel nocciolo duro, nella mitologia  della letteratura comparata, con la coppia centrale identità/differenza che è innanzitutto uno/molteplice, national/etrangéer. (In analisi matematica facendo conto delle reciproche polifunzionalità si scriverebbero queste opposizioni come -  f (uno) = molteplice etc.che non vuole essere un contributo al lessico, ma una provocazione per l’utilizzo dello strapassato Frege da parte di Boitani (ib.)). Le opposizioni sinonimiche sono un unico concetto che prende fiato e si dilata fino a raggiungere i limiti, o meglio, la mancanza di limiti, autoimpostisi, ora da certo comparativismo discutibile, che definirei da “interesse antiquario”, ora da quello poetico, filosofico e storico, cui un pizzico di scienza non guasta, soprattutto per il nostro essere sospesi alle soglie di una sfida cibernetica, per ora sempre rimandata; chissà forse non lo sappiamo ma siamo in attesa di un nuovo Gutenberg.

In questa prospettiva toccheremo l’ultimo tema che ci siamo proposti di toccare, il viaggio, tenendo presente che trattandosi di un “nucleo” già di per sè è un negativo degli altri due temi trattati e sfora continuamente in campi più che poetici, metodologici.

 

 

IL VIAGGIO

 

 

“Ci sono temi che sono lunghe durate, longues durée, che perdurano, trasformandosi, per molti secoli; altri più brevi, ...[sono già invecchiati]...; ed altri ancora, moyennes durée, diciamo sempre con Braudel, che dominano in un certo periodo storico oppure fanno ingresso nel nostro universo culturale in un determinato momento, con possibilità di permanenza...Ogni epoca avrebbe i suoi protagonisti letterari”...[per il XIX secolo] ...”il giovane provinciale ambizioso che, eccitato da sogni... [letterari]...cerca fortuna a Londra o Parigi;... l’infanzia, l’incesto, il suicidio...” (39).

Il viaggio di Wordsworth  essendo del primo e tra i più grandi romantici, un clinamen tra due macrocanoni, e tra due “non” epoche, ma tra due ere, è “tipico romanticismo” in nuce. Dei grandi temi suesposti quello dell’abbandono del luogo natio per l’avventura e il tema della sacralità dell’infanzia, la natura e l’individuo. L’uno e il molteplice si fondono in una rottura che è canone. E’ come chiedersi se l’inventore dell’automobile è un automobilista. Siamo di fronte ad un’antinomia della ragione. Nel viaggio di Wordsworth si ripensa a “c’è qualcosa di nuovo oggi nel sole/anzi d’antico...”

 

Adesso sono libero, affrancato e in facoltà/posso fissare la mia dimora dove vorrò./ Quale posto mi riceverà?/In quale valle/sarà il mio porto/...la terra è tutta di fronte a me. (40)

 

 

 

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39) - Guillen,ib.p.285-297. Sempre sul viaggio Pageaux,ib. p.28-39.

40) - “Il Preludio”, ib. I,10

 

 

 

 

E’ una posizione che afferma con forza e decisione la propria individualità con tre sinonimi di senso che potrebbero alla necessità essere tradotti con libero, libero, libero; e a dispetto delle indecisioni una forma di titanismo: - tutta la terra è ai miei piedi; - non solo un percorso intellettuale e spaziale, ma una assunzione di tutto il reale, da uomo comune, non dio o semidio, in un moderno e singolare abbandono sincero e immanente al creato, nei “laghi”, a Londra, a Parigi, a Chamonix, e per le strade che collegano le città del mondo.

In Calvino abbiamo una posizione differenziata:

 

“Tutte queste bellezze il viaggiatore già conosce per averle viste anche in altre città...gli viene da invidiare quelli che ora pensano d’aver già vissuto una sera uguale a questa e d’esser stati quella volta felici”. (41)

 

Il viaggio di Calvino è quello di un comparatista che “già conosce”, ha gli strumenti per il raffronto d’analogie e misurare differenze. Il viaggio iniziato per essere una esplorazione a fini commerciali del Gran Catai si è trasformato in mestiere, un lavoro ben remunerato che lo costringe però ad essere doppiamente etrangéer: Ambasciatore cosmopolita ed Emigrante di lusso. E tutto ciò pesa come un macigno sull’emozione estetica che non “vede” la natura e si occupa delle città con una piega del sentire molto letteraria, quella dell’eroe sconfitto, che ci ricorda  Saba, Svevo, Joyce, Lawrence, Wolf, Proust.

E’ invidioso persino di quegli uomini che vivono ai confini dell’impero che nelle nebbie della mente tentano di recuperare in chissà quale nascosto anfratto della memoria un momento in cui, chissà come o perchè, se in verità o in una speculazione ingannevole, be, insomma non si sa perché hanno avuto un momento di felicità.  E ciò vuole dire che il fiume profondo della infelicità di Marco in questi suoi viaggi per città invisibili è insondabile.

Per riassumere le considerazioni essenziali di questo terzo tema, bisogna dire che siamo di fronte a due paludamenti: Wordsworth come naive, Marco Polo come Alto Funzionario.

In realtà Wordsworth che aveva assimilato le idee del secolo dei lumi intende e si sposta tra la Francia e l’Italia e l’Inghilterra con una coscienza che potremmo definire “corazzata” dal concetto individuo-natura, passando indenne ad esempio in tutte le assurdità che a Parigi accompagnarono la caduta della Monarchia, con atteggiamento partecipe, ma alla fin fine di sprezzatura intellettuale. Marco non è un futuro Poeta di Corte che se ne và in giro per il mondo seguendo le esigenze della sua libido. Strappato malgré lui alle sue attività è da una parte un grande esploratore, ma la sua reale posizione esistenziale è negativa, influenzata dalla sua carica che niente ha di prestigioso ai suoi occhi, ma e solo il più odioso dei mestieri.

E tanto per chiarire, queste ultime, non sono notazioni autobiografiche, ma storiche, in quanto, se ci fossero dubbi, mai ci si è riferiti ai due Autori. Si è sempre parlato di due finzioni, due macrocosmi o meglio, due galassie, perchè

 

 

 

 

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41) - Calvino ib. p. 3.

 

 

 

 

non hanno niente a che fare con il nostro cosmo, e stanno nell’universo delle lettere, dove abbiamo potuto dimostrare quale incomparabile posto occupano e il fascio di funzionalità che li lega fra loro, l’intertestualità e con piacere, quell’ontologia che ci cattura per il loro internazionalismo culturale, per l’ebrezza diacronica, per la loro poesia.

Dopotutto il viaggiatore di Boudelaire leggeva Omero, Dante e Colombo, come a dire che s’intendeva di scienza, di mito e di poesia e nei nostri lavori dedicati a Wordsworth e Calvino, alla Linguistica e Letteratura Comparata contiamo di aver raggiunto la categoria del divertere, nell’amore per l’intuizione e l’espressione.

 

 

INDICE

 

UNA DEFINIZIONE DI LETTERATURA COMPARATA

2

LE GRANDI SCANSIONI TEMPORALI

2

IL GENERE

5

LE FORME

8

I TEMI

9

LA CITTA’

9

LA NATURA

13

IL VIAGGIO

16

 

 

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