LETTERATURE COMPARATE

LINGUISTICA E LETTERATURA
COMPARATA 2015


Letteratura Comparata

 

LETTERATURA NORMATIVA TRA 400 e 500

Machiavelli

 

 

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... un altro contributo alla scienza comparatistica che nelle lettere non ha ancora una vera e propria "scuola" italiana.

Nell'insegnamento di Letterature Moderne Comparate
curato dal Prof. Sandro Maxia.

Linguistica e Letteratura comparata - Anno 2015 

di Massimo Marongiu 

Copyright M. Marongiu
tutti i diritti riservati
deposito S.I.A.E. 2000-2005

 

 

 

 

 

MACHIAVELLI – IL PRINCIPE

 

Proemio : Con Dante, Machiavelli è il più conosciuto autore italiano nel mondo. Noi ci affidiamo per una presentazione a Croce e De Sanctis.

 

Nell’articolo del ’27 per la voce “Estetica” dell’Enciclopedia Britannica il Croce è molto illuminante sul politico Machiavelli.

[Nel tardo Medioevo (ndr)]… Come la politica e l’economia furono concepite moralisticamente, così l’arte fu sottoposta all’allegoria morale e religiosa; e i concetti sparsi negli scrittori greco romani rimasero dimenticati o superficialmente considerati.

La filosofia del Rinascimento che fu a suo modo naturalistica, restaurò, interpretò e adattò le antiche Poetiche e Retoriche; ma, sebbene non poco si travagliasse sul «verisimile» e sul «vero», sull’«imitazione e sull’«idea» sul «bello» e sulla mistica del bello e dell’amore, sulla «catarsi»…, sulle aporie dei tradizionali e dei nuovi generi letterari, non giunse a porre un principio propriamente estetico.

Alla poesia e all’arte mancò allora un pensatore che operasse quello che Machiavelli operò per la politica: tale cioè che energicamente, e non solo in incidentali osservazioni e ammissioni, ne asserisse e definisse l’originale natura e l’autonomia.[1]

La più accreditata e recente critica avvalla queste posizioni. Nella “Storia d’Italia EINAUDI, Paul Renucci afferma: … non si vede che cosa potrebbe smentire la ben nota definizione data del Quattrocento da Benedetto Croce: «secolo senza poesia».[2]

Ma è Gramsci il nostro cuneo: di formazione crociana è il riscopritore di De Sanctis, che da lui ricorrerà nelle successive storie e critiche letterarie di stampo storicista-marxista fino ai giorni nostri. De Sanctis nella sua “Storia” nel capitolo dedicato a Guicciardini, fra un argomento e l’altro fa una vera e propria apologia del Machiavelli:

“In letteratura, l’effetto immediato del Machiavellismo è la storia e la politica emancipate da elementi fantastici, etici, sentimentali, e condotte in forma razionale; è il pensiero volto agli studi positivi dell’uomo e della natura, messe da parte le speculazioni teologiche e ontologiche; è il linguaggio purificato della scoria scolastica e del meccanismo classico, e ridotto nella forma spedita e naturale della conversazione e del discorso…” …“Una libertà ben ordinata, l’indipendenza e l’autonomia delle nazioni, l’affrancamento del laicato, ecco il programma del Machiavelli”… …“Egli intravede una specie di fisica sociale, come si direbbe oggi [il periodo è positivista, NDR], un complesso di leggi che regolano non solo gli individui, ma la società e il genere umano.

Perciò patria, libertà, nazione, umanità, classi sociali sono per lui fatti non meno interessanti che le passioni, gli interessi, le opinioni, le forze che movono gli individui. E se vogliamo trovare lo spirito o il significato di questa epoca, molto abbiamo ad imparare nelle sue opere. Indi è che, come carattere morale, il segretario fiorentino ispira anche oggi vive simpatie in tutti gli intelletti elevati, che sanno mirare al di là della scorza nel fondo delle sue dottrine”…[3]

In breve i nostri “testimonials” sottolineano in Machiavelli l’autonomia della politica, la forma spedita e naturale del discorso, l’interesse per i fondamentali: patria, libertà, nazione, umanità, classi sociali.

A noi più vicino, Salvatore Veca offre una curvatura illuminante: - La «verità effettuale» e non la sua «immaginazione… Machiavelli aveva indicato alla possibile scienza della politica, [e] si traduce nel secolo di Descartes, Bacone e Galileo, nella teoria razionale della «natura umana». Per parafrasare Freud: dove era natura, ora deve essere ragione.[4]

Anche Nicola Abbagnano, facendo riferimento al Principe[5]e ai Discorsi[6], intravede una stretta correlazione tra “l’indagine storiografica” e “il lavoro positivo di ricostituzione dell’unità politica del popolo italiano”, “una unità del compito politico e dell’indagine storiografica”… “questo fa del Machiavelli “il primo scrittore politico dell’età moderna”.[7]

Aggiungiamo una nota sullo stile con Natalino Sapegno che sottolinea come gli esempi [terminem ad quem del procedimento scientifico, ndr] “diventano, nel Principe, dei medaglioni delineati con tratto rapido e sicuro, in cui, dato un carattere e delle condizioni storiche precise, il comportamento viene selezionato e ridotto all’essenziale, in una disamina delle alternative teoricamente possibili e delle scelte storicamente determinatesi, fino a costruire via via dei modelli calcolabili, ripetibili, estensivi di tutte di tutte le possibilità del reale”.[8]

E sullo stile ancora “il discorso della necessità si costruisce come discorso forte, dai nessi rigidamente causuali, per cui, una volta definito lo scopo, le possibilità di scelta, puntigliosamente enumerate con generoso uso dei numerali («dua modi»; «la prima cagione»; «la seconda cagione»; «il primo»; «l’altro»; «il terzo»; «questi cinqua errori; etc») vengono progressivamente a ridursi fino ad una sola strada, quella necessaria, segnata dal continuo ricorso del «dovere»[9].

Ci siamo soffermati a lungo su quella che potremmo definire un’introduzione al nostro interesse precipuo per gli aspetti normativi, financo slegati da tutto ciò che precede, perché siamo convinti che sia ora che il Machiavelli non sia solo “il fine giustifica i mezzi” anche perché dopo l’unità d’Italia il fine è stato raggiunto e praticamente il Principe si è appiattito sulle sue convinzioni e speranze. Uno sforzo congiunto delle forze sane della critica, della scienza e della filosofia deve ancora adoperarsi lungo i percorsi che abbiamo tratteggiato, per dare il giusto posto al Machiavelli in una epistemologia globale. Una prima domanda potrebbe essere; - si può correttamente evincere da un insieme fortemente strutturato e non polisemico un segmento e farne una regola generale? Penso che in realtà non si possa parlare di discendenza, dimostrazione o giustificazione, ma della creazione di un nuovo discorso, di una nuova regola completamente slegata dalla precedente e con tutti i caratteri di arbitrarietà . Il suo uso non può ammantare altisonanti decisioni come ascendenza. Machiavelli scrisse ad usum principatibus non ad usum delphini; un qualsiasi uso “analogico” delle sue “norme” non è giustificabile se non per la sua cultura e il momento storico. Il metodo è invece tuttora vivo ed è valido tra “norma” e “giustificazione” o “giurisprudenza”, in un corretto contesto di regole particolari e generali.

(Il metodo)

Ai tempi di Machiavelli la logica, le architetture dello spirito e del linguaggio avevano la punta di diamante più avanzata in Aristotele. Machiavelli era un’eccellente latinista e forse per quel tramite, in traduzione, ebbe contatto col filosofo greco. Ricordiamo i Primi Aanalitici:

“In effetti, se A si predica di ogni B, e se B si predica di ogni C, è necessario che A venga predicato di ogni C”[10]

“Quando i termini sono presentati in forma universale, è chiaro che in questa figura talora si darà, e talora non si darà sillogismo; inoltre è evidente che, se sussiste il sillogismo, i termini devono necessariamente comportarsi come abbiamo detto, e se i termini si comportano a questo modo, si darà sillogismo”[11].

In Machiavelli la norma o suggerimento è esposto come primo termine del sillogismo.

L’esempio come secondo termine, che include il primo e tende all’universalità sia che si tratti di esempi storico-umanistici o contemporanei, tratti dall’esperienza personale. Il terzo termine include il secondo termine nel primo in modo esplicito o sottinteso, il tutto rispettando le regole di identità, non contraddizione e terzo escluso.

L’incedere sillogistico prende forza dagli esempi:

a)                di questa materia se ne potria dare infiniti esempli (ILP p. 76)

b)               in exemplis… (ILP p. 16)

c)               … come ha fatto… (ILP p. 19)

d)               A sì alti esempli io voglio aggiungere uno esemplo minore (ILP p. 32)

Talvolta non c’è introduzione e l’esempio viene dato.

e) ex abrupto (ILP p. 47)

In quasi tutti i xxvi capitoli del trattato vi è una o più locuzione di questo genere che introduce alla giustificazione storica o all’esperienza fatta dal segretario fiorentino, prima al servizio della repubblica e più tardi di Lorenzo dei Medici.

 

(la norma)

Un riassunto di tutte le norme del poemetto è nel XIX capitolo dove con dovizia di particolari ci si appella al principe con le più importanti forme nel comportamento e si elencano effetti e conseguenze buone e cattive.[12]

“Odioso lo fa, soprattutto, come io dissi, lo essere rapace e usurpatore della roba e della donna dei sudditi: dì che si debbe astenere; e qualunque volta alle universalità degli uomini, non si toglie né roba né onore, vivon contenti ; e solo si ha a combattere con la ambizione di pochi, la quale in molti modi, e con facilità, si raffrena. Contennendo lo fà essere tenuto vario, leggieri, effeminato, pusillanime, irresoluto: da che uno principe si debba guardare come da uno scoglio, e ingegnarsi che nelle azioni sua si riconosca grandezza, animosità, gravità, fortezza i e circa e’ maneggi privati de’ sudditi, volere che la sua sentenzia sia irrevocabile; e si mantenga in tale opinione, che alcuno non pensi né ad ingannarlo né ad aggirarlo”

        

   

 

Facciamo una specie di mastrino:

 

SCONSIGLIATO

CONSIGLIATO

- rapace e usurpatore delle robe e …   donna dei suoi sudditi. - combattere l’ambizione di pochi
- vario leggieri
- effeminato, pusillanime, - grandezza, animosità, gravità, fortezza
- irresoluto - sentenze irrevocabili

 

 

 

…A parte le virtù o abiette cose, ci soffermiamo sulla “sentenza irrevocabile”, sia essa diologica o giuridica, da mantenere in ogni modo: il motivo per noi è chiaro. In questo modo il Principe assume a sé anche i valori di una Magistratura superiore a quella dei vari giudici che normalmente venivano eletti nel Principato.

         Ma facciamo una veloce excursus:

il libro ha XXVI capitoli

da I a XI si parla di come si acquisiscono e mantengono i principati

da XII a XIV delle milizie

dal XV a XXIV del “buon principe”

il XXV dalla “fortuna”

il XXVI dallo “straniero”

         Nel primo capitolo “De Principatibus”, subito la norma imperativa [13] : “Sono questi dominii così acquistati, o consueti a vivere sotto uno principe, o usi a essere liberi; et acquistonsi, o con le arme d’altri o con le proprie, o per fortuna o per virtù”.

         Nei capitoli successivi fino al XI si parla degli ereditarii, dei misti (ove più forze hanno contribuito ad un nuovo acquisto); dell’occupazione di terre con leggi sue proprie; dei principati nuovi acquisiti con forze sue proprie, dei principati acquisiti con armi straniere e fortuna, di chi perviene in modo scellerato, chi in modo civile (o astuzia fortunata), come devono essere difesi militarmente i principati, dei principati ecclesiastici”.[14]

Per gli ereditari[15]

         Dico, adunque, che negli stati ereditarii et assuefatti al sangue del loro principe sono assai minori difficoltà a mantenerli che né nuovi, perché basta solo non preterire l’ordine de’ sua antinati, e di poi temporeggiare con li accidenti: in modo che, se tale principe è di ordinaria industria, sempre si manterrà nel suo stato, se non è una estraordinaria et eccessiva forza che ne lo privi; e, privato che ne fia, quantunque di sinistro abbi l’occupatore, lo riacquista.

 

Dei misti[16]

         … come membro, che si può chiamare tutto insieme quasi misto… fa che sempre bisogna offendere quelli di chi si diventa nuovo principe… hai inimici tutti… in occupare… e non ti puoi mantenere amici [né ndr.] usare medicine forti, sendo loro obbligato…che il sangue del loro principe antiquo si spenga, né alterare… legge e loro dazii.  [Meglio…ndr] chi acquista andarvi ad abitare… o crear colonie.

 

Degli occupati[17]

Quando quelli stati che si acquistano, come è detto, sono consueti a vivere con le loro legge et in libertà, a volerli tenere ci sono tre modi: el primo ruinarle; l’altro, andarvi ad abitare personalmente; el terzo, lasciarle vivere con la sua legge, traendovi una pensione e creandovi dentro uno stato di pochi.

 

Dei nuovi…con armi proprie e virtù[18]

… né principati tutti nuovi… uno nuovo principe, si truova… più o meno difficultà, secondo che è più o meno virtuoso colui che li acquista. E perché …diventare di privato Principe, presuppone o virtù o fortuna… non di manco chi è stato meno su la fortuna, si è mantenuto di più.

 

De quei…con armi straniero e fortuna[19]

         Coloro è quali solamente per fortuna diventano di privati principi, con poca fatica diventano, ma con assai si mantengono; e non hanno alcuna difficultà fra via, perché vi volano; ma tutte le difficoltà nascono quando sono posti.

 

Di coloro che pervengono…per scelleratezza o con favore degli altri cittadini[20]

         …è da notare che, nel pigliare uno stato, debbe l’occupatore di esso discorrere tutte quelle offese che lì è neccessario fare, e tutte farle a un tratto, per non le avere a rinnovare ogni dì, e potere, non le innovando, assicurare lì uomini e guadagnarseli con beneficarli. Chi fa altrimenti… è sempre necessitato tenere el coltello in mano. Perché le ignurie si debbono fare tutte insieme… e benefizi si debbono fare a poco a poco, acciò che si assaporino meglio.

 

Dei principati civili[21]

         «… tratta dei principati acquisiti senza particolare violenza o scelleratezza ma con il favore degli altri cittadini» [ndr].

… né a pervenirvi è necessario o tutta virtù o tutta fortuna, ma più presto un’astuzia fortunata… dico che si ascende a questo principato o con il favore del popolo o con il favore de’ grandi. […] due umori diversi… il popolo desidera non essere comandato né oppresso da’ grandi, e li grandi desiderano comandare et opprimere el populo… nasce… uno de’ tre effetti, o principato o libertà o licenzia. … Colui che viene al principato con l’aiuto de’ grandi, si mantiene con più difficultà che quello che diventa con l’aiuto del populo.

 

Dei Principati ecclesiastici[22]

         … si acquistano o per virtù o per fortuna, e senza l’una e l’altra si mantengono… Costoro soli hanno stati è non li difendono; sudditi, e non li governano: e li stati per essere indifesi non sono loro tolti… [Questi, nrd] principati sono sicuri e felici. Ma, sendo quelli retti da cagione superiore.

 

Come misurare le forse nei principati[23]

         [innanzitutto ndr]… se per medesimo reggersi, o vero se ha sempre necessità di defensione d’altri [… è sempre meglio il primo caso ndr]… per abbondanza d’uomini, o di denari, mettere insieme un esercito iusto, e fare una giornata con qualunque lì viene ad assaetare… i secondi devono rifugiarsi dentro le mura… [ma se ndr] avrà fortificata la sua terra… sempre con rispetto sarà assaltato, perché gli uomini sono sempre nimici delle imprese dove si vegga difficultà…

 

…Della milizia e dei soldati mercenari[24]

         [In breve]… Le mercenarie et ausiliarie sono inutile e periculose …lo stato non sarà mai fermo né sicuro; perché le sono disunite, ambiziose, sanza disciplina, infedele; gagliarde fra gli amici, fra nimici vile.

 

Il Principe e la milizia[25]

…uno principe non avere altro obietto né altro pensiero, nè prendere cosa alcuna per sua arte, fuora della guerra et ordini e disciplina di essa; perché quella è sola arte che si aspetta a chi comanda… E la prima cagione che ci fa perdere quello [principato], è negligere quest’arte i e la cagione che te lo fa acquistare, è lo essere professo in questa arte.

 

Continuamo con l’ultima parte, dal XVII cap. alla fine, spigolando le norme più indicative e tra l’altro anche più famose.

 

 

 

Della crudeltà e pietà; e s’elli è meglio esser amato che temuto, o più tosto temuto che amato[26]

         … dico che ciascuno principe debbe desiderare di essere tenuto pietoso e non crudele: non di manco debbe avvertire di non usare male questa pietà… per troppa pietà, lasciamo seguire e’ disordini, di che ne nasca occisioni o rapine…e li uomini hanno meno respetto ad offendere uno che si faccia amare, che uno che si faccia temere; … il timore è temuto da una paura di pena che non ti abbandona mai.

 

         Seguono a queste norme che potremmo definire di stampo “costituzionale”, altre norme che si potrebbero chiamare di “diritto soggettivo” applicato a quello “civile”, “pubblico” e “amministrativo”.

 

Come in uno principe mantenere la fede e vivere con integrità e non con l’astuzia

 

[si può combattere in due modi NDR]… con le leggi [o] con la forza. [Col modo] dell’uomo [o] delle bestie, il primo modo talvolta non basta e si deve ricorrere al secondo modo… usare l’una e l’altre natura [perché] l’una senza l’altra non è durabile… e scegliere la golpe [volpe] e il lione… essere golpe e conoscere e’ lacci e lione a sbigottire i lupi.

… et esser gran simulatore e dissimulatore: … che colui che inganna troverrà sempre chi li lascierà ingannare. Mai un principe nuovo disarmerà i suoi sudditi; [27] in tal modo, “si fanno suoi partigiani”. [28]

E lascerà crescere qualche inimicizia perché una volta “oppresso quella, ne sèguiti maggiore sua grandezza”[29]

Sempre “dava di sé in ogni sua azione fama di uomo grande  e di [ingegno NDR] eccellente”. [30] E sarà stimato, “quando è vero amico e vero inimico” tale comportamento è “più utile che stare neutrale”.[31]

“Non è di poca importanzia… la elezione de’ ministri” [32] , perché se qualcosa và male el primo errore che fa, lo fa in questa elezione”.[33]Inoltre sfuggire gli adulatori “di cui le corti sono piene”.[34]

E come corollario “che li buoni consigli, da qualunque venghino, conviene naschino dalla prudenzia del principe, e non la prudenzia del principe dà buoni consigli.[35]

Andando a concludere un inciso sul concetto di fortuna che insieme agli altri attributi, come virtù, valore, fede, può influire, anche pesantemente, sulle sorti del principe:

- “…indico potere essere vero che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre, ma che etiam lei ne lasci governare l’altra metà, o presso, a noi”. E’ come un fiume in piena e gli argini.

- “Io indico… che sia meglio impetuoso che rispettivo, perché la fortuna è donna; et è necessario, volendola tenere sotto, batterla et urtarla. E si vede che la si lascia più vincere da questi, che da quelli che freddamente procedono. E però e sempre, come donna, è amica dei giovani, perché sono meno rispettivi, più feroci, e con più audacia la comandano.[36]

         Si conclude con l’esortazione a pigliare l’Italia e liberarla dalle mani dei barbari o stranieri.

         La strada maestra è quella di un principe nuovo gradito al Soglio Pontificio. “… acciò che l’Italia, dopo tanto tempo, veda uno suo redentore…”[37]

 

Addenda
         Vogliamo ricordare che in questi ultimi cento anni c’è stato un forte interesse del mondo politico per Il Principe. Tre Primi Ministri ne hanno curato la pubblicazione: Benito Mussolini, Bettino Craxi e Silvio Berlusconi.

 



 

[1] Benedetto Croce – Breviario di estetica * Aestetica in nuce – Adelfi, 1990 p. 237

[2] Paul Renucci, La Cultura , in Storia d’Italia, Dalla Caduta dell’Impero Romano al secolo XVIII, 2^ v. 2^ tomo p. 1239. EINAUDI 1^ ed. 1975 (da notare per inciso la resurrezione come massima autorità di Croce, non solo dimenticato ma criticato, sepolto e aspramente attaccato e disprezzato per circa trenta anni)

[3] Italiana di Francesco de Sanctis, Napoli, Morano, 1871, 1^ ed. Storia della Letteratura, XV cap.

[4] Enciclopedia Einaudi 1^ ed. 1980, 10 vol. Opinione – Probabilità, voce “Politica” p. 857-8 (a cura di) S. Veca.

[5] N. Machiavelli, Il Principe…, Feltrinelli ed., 1973 poi ILP

[6] N. Machiavelli, Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, Einaudi, 2000, poi DIS

[7] Nicola Abbagnano, Storia della Filosofia, 2^ vol., cap. Rinascimento e Politica, p. 39-40

[8] Natalino Spegno, Il trattato politico utopico, Il trattato nuovo, Machiavelli, in Letteratura Italiana vol. 3 sec. tomo – Le Forme del testo – La prosa. Direzione Alberto Asor Rosa EINAUDI 1984 p. 979

[9] Ib. p. 979

[10] Aristotele, Opere 1, BUL 1991, p. 91 Primi Analitici, I (A) 4, 25 a - 26 a

[11] Ib. 26a - 13-14.

[12] ILP XIX cap.

    - brevi note in Universale Laterza, di Nino Borsellino LIL 17 p. 102

[13] - Noi chiamiamo “norme” quelle che essendo prive di sanzione si potrebbero meglio indicare come suggerimento o espressioni giurisprudenziali. Il nostro uso è dettato da una semplicità per una comprensione immediata.

[14] - ILP, 14

[15] - ILP, 15

[16] - ILP, 16

[17] - ILP, 28

[18] - ILP, 30

[19] - ILP, 33

[20] - ILP, 40

[21] - ILP, 45

[22] - ILP, 50

[23] - ILP, 48

[24] - ILP, 53

[25] - ILP, 58

[26] - ILP, 68

[27] - ILP, 72 e segg.

[28] - ILP, p. 85

[29] - ILP, p. 87

[30] - ILP, p. 90

[31] - ILP, p. 91

[32] - ILP, p. 91

[33] - ILP, ib

[34] - ILP, 95

[35] - ILP, 96

[36] - ILP, p. 101

[37] - ILP, p. 105