LETTERATURE COMPARATE

LINGUISTICA E LETTERATURA
COMPARATA 2011



Letteratura Comparata

 

CALVINO

 

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... un altro contributo alla scienza comparatistica che nelle lettere non ha ancora una vera e propria "scuola" italiana.

Nell'insegnamento di Letterature Moderne Comparate
curato dal Prof. Sandro Maxia.

Linguistica e Letteratura comparata - Anno 2011 

di Massimo Marongiu 

Copyright M. Marongiu
tutti i diritti riservati
deposito S.I.A.E. 2000-2005

 

 

 

ANALISI DEI TESTI

 

 

 

 

 

 

 

 

ITALO CALVINO

 

DA  “ LE CITTÀ’ INVISIBILI” :  LE CITTÀ’ E LA MEMORIA (*)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(*)    OSCAR MONDADORI 1999 p. 3

 

 

 

 

 

 

 

                        Massimo Marongiu

 

 

 

 

 

LE CITTÀ’ INVISIBILI

 

 

Il libro comprende la descrizione di 55 città da parte di Marco Polo al Kublai Kan e 18 dialoghi tra i due nella reggia  di Kublai. Analizzeremo “ Le città e la memoria”, che è la descrizione della prima città, considerandola come un unicum per convenzione, o meglio, una sineddoche dell’intera opera, con un operazione che dichiariamo sin’ d’ora arbitraria ma fattiva e utile alla conoscenza di Calvino, o meglio, del narratore Calvino.

 

 

Trascriviamo di seguito il testo per pronto riferimento.

 

 

 

 

Le città e la memoria

 

Partendosi di là e andando tre giornate verso levante, l’uomo si trova a Diomira, città con sessanta cupole d’argento, statue in bronzo di tutti gli dei, vie lastricate in stagno, un teatro di cristallo, un gallo d’oro che canta ogni mattina su una torre. Tutte queste bellezze il viaggiatore già conosce per averle viste anche in altre città. Ma la proprietà di questa è che chi vi arriva una sera di settembre, quando le giornate s’accorciano e le lampade multicolori s’accendono tutte insieme sulle porte delle friggitorie, e da una terrazza una voce di donna grida: uh!, gli viene da invidiare quelli che ora pensano d’aver già vissuto una sera uguale a questa e d’esser stati quella volta felici.

 

 

 

 

L’ incipit del testo è molto marcato e articolato da una reiterazione del suffisso del gerundio di due verbi appartenenti alla stessa sfera semantica, con ambedue l’accentazione in /à/:

 

                              /Partendo.../   -   /andando/

 

Questo distico racchiude un sintagma con una accentuazione tripla di fonemi vocalici e un tratto breve, che nel complesso crea una immediata stringa sintagmatica dal ritmo sostenuto:

 

                              /sì/ /dì/ /là/ /e/.

 

Segue una stringa prosodica di alternanze di tratti forti e tratti leni:

 

                             /trè/ /giornàte/ /vèrso/ /levànte/

 

resa ancora più significativa dalle riprese ravvicinate di vocali o consonanti in consonanza.

 

Questa concitazione fonematica è molto ponderata e si chiude almeno provvisoriamente quando finisce il viaggio, il quale sottolineiamo, è di una riga nell’intreccio e di tre giorni nella fabula. Ma torneremo a tempo debito sull’argomento.

A questo punto con tratti leni e le assonanze, ben bilanciate e statiche,

 

                             /l’uomo/ /si/ /trova/ /a/ /Diomira/

 

Si ha come una sottolineatura dell’arrivo in città dopo la fatica e gli incerti esiti dei viaggi nel gran regno del kan.

La descrizione della città è piana e a frasi brevi, utilizzando accelerazioni di ritmo, assonanze a mo’ di rima a fine frase, o assonanze interne.

 

                       ...città con sessanta

                          cupole d’argento,

                          statue in bronzo

                          di tutti gli dei

                          vie lastricate in stagno,

                          un teatro di cristallo,

                          un gallo d’oro che canta

                          ogni mattina su una torre.

                          Tutte queste bellezze                 

                           il viaggiatore g conosce

                           per averle viste anche in altre città.

 

 

La descrizione inizia con /città/ e finisce con /città/.

 

Il testo che fin qui è una descrizione, raggiunge a questo punto la metà del componimento. L’altra metà del testo, che ne è il suo compendio e chiusura, presenta un’alternanza di scarti temporali, scene, sommari, descrizioni e commenti del narratore, presentandosi quindi molto più articolata, ma fondandosi comunque sulla stringa sintagmatica-metonimica.

L’occasione è la presentazione della caratteristica peculiare della città rispetto alle altre.

 

 

...Ma la proprietà di questa è che chi vi arriva una sera di settembre,...

 

il sintagma d’apertura della seconda parte è caratterizzato da una forte eufonicità, il fonema /a/ inizia in primo piano per lasciare la mano ai fonemi /e/ e /i/, marcando fortemente la svolta del racconto che segue con quella che risulta la sua frase più lunga: una descrizione:

            

 

             ...quando le giornate si accorciano e le lampade multicolori si accendono tutte insieme sulle

             porte delle friggitorie...

 

Una descrizione povera sotto il profilo fonico, quasi un ritaglio d’appunti presi di corsa dai libri dell’agente. Ma l’ultima parola fa da contrappunto in chiusura del sintagma: friggitorie, con i suoi fonemi aspri sottolineano una pausa che fa pensare. E’ vero che nel Katai i cibi vengono fritti, ma tutte queste lampade e queste friggitorie sembrano essere giustificate soprattutto da vincoli contestuali e artifici diegetici, in un impianto testuale che anche in seguito tende ad essere affatto alieno dalla realtà.

Segue un sintagma pieno di gutturali e labiodentali il cui significato rimane oscuro:

 

...e da una terrazza una voce di donna grida: uh,...

 

Della donna non si sa se è affacciata o sdraiata in terrazza, se è sola o in compagnia, per quale motivo ha quell’esclamazione. E’ però da notare che è l’unico sintagma con un discorso diretto, forse inserito come alternanza fonetico descrittiva e che riesamineremo in un altro contesto.

 

Infine all’ “uomo...viaggiatore...”

 

gli viene da invidiare quelli che ora pensano d’aver già vissuto una sera uguale a questa e d’esser stati quella volta felici.

 

Con una reiterazione fonetica ad assonanze interne che parte dalla vocalità ferente il fonema con tratti più aperti /i/, per variare e ritornare alla /i/.

Riassumiamo la scansione della concertazione del testo:

 

 

IL VIAGGIO

fortemente assonante e ricco di alliterazioni

 

 

 

L’ARRIVO

due dattili con uno spondeo a chiudere, assonanze interne, vocali e consonanti leni, che sottolineano la stasi, l’immobilità

 

 

LA DESCRIZIONE

DELLA CITTÀ’

uso della eufonia in fine al sintagma sintattico e all’interno; (rime forti a fine verso e rime interne), forte coesione

fonica delle stringhe sintagmatiche;

 

 

LA PROPRIETA’

tratti leni e ritmo cadenzato seguito da una stasi con presenza di assonanze (la donna)

 

 

LA CHIUSA

fortemente assonante e ritmica.

 

 

Se ne ricava una alternanza  regolare di fasci di sintagmi fonetici di forte spessore fonico con altri leni a far da contrappunto. Il viaggio, con la descrizione della città e la chiusa hanno una struttura più evidente per i tratti forti e aspri. Le altre due parti rimanenti hanno una struttura lene che talvolta è impercettibile.

Il fatto importante che si evince dalla scalettatura suesposta e che la organizzazione complessiva fonetico sintagmatica, ha delle cesure omologhe ai momenti principali dell’intreccio.

Vien da dire che è il fonema che crea testo. Non esiste un “non testo” che viene abbellito con una qualche forma eufonica. Questa nostra convinzione ci porta ad affermare che il rapporto di continuità, sintagmaticità e in una parola la concatenazione(metonimia) sono il nucleo poietico del testo e in genere dell’opera d’arte. (1)  Ma ritorneremo in chiusura sull’argomento.                            

 

 

 

 

IL TEMPO DEL RACCONTO

 

 

Il testo come quello da noi analizzato ha diverse infrazioni fra il tempo della fabula e il tempo dell’intreccio:

 

 

1) …tre giornate

infrazione di durata

2) …una serata di settembre

racconto iterativo

3) …d’aver già vissuto una sera uguale a questa…

    …e  d’esser stati quella volta felici.

racconto iterativo

 

 

La prima infrazione presenta il tempo dell’intreccio inferiore a quello della fabula: l’uomo...viaggiatore è parzialmente extratestuale, o meglio, vive solo nella fabula per il viaggio di tre giorni.

Le due infrazioni iterative (2 e 3), sono logicamente collegate.

Per la prima bisogna chiedersi: di quale settembre si tratta? Al limite di uno qualsiasi della vita della città.

E l’uomo...viaggiatore invidia “quelli che ora pensano di aver vissuto una sera uguale a quella”. In questo caso l’infrazione iterativa non supera comunque l’arco della vita di un uomo.

Riassumendo il tempo ”settembre” tende all’infinito, “una sera uguale a quella”, tende alla durata di una vita. E’ come se “la città” si ergesse ancora più bella, ieratica e maestosa nella sua presumibile vetustà, sulla pur invidiabile condizione di coloro che ricordavano di “essere stati una volta felici”, sottolineando i limiti che porta in sé la condizione umana.

Mettiamo in evidenza che anche queste strutture sono omologhe alle precedenti in quanto l’infrazione 1) è nell’incipit e le infrazioni 2) e 3), aprono e chiudono la seconda parte del racconto,  collocandosi quindi tutte in luoghi topici del testo.

 

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Cfr - Massimo Marongiu - Afasia e Linguistica 1999 (manoscritto)

 

 

Il punto di vista del narratore

 

Se apriamo per un momento il campo strettamente collegato al testo e ci rifacciamo al libro, dobbiamo annotare tra gli intervenienti a vario titolo nella complessità della narrazione,  l’autore, il narratore, Marco Polo come attore narratore quando parla con il Kublai Kan, il quale è a sua volta narratario e narratore. Talvolta ambedue sono agenti o attanti. Ma in linea generale e solo a titolo indicativo nei 18 dialoghi il narratore è più vicino al narratario man mano che il libro và avanti.

Nel nostro testo, il narratore è inizialmente non definito, poi viene introdotto “l’uomo” come attore, poi ulteriormente specificato “viaggiatore”, che paradossalmente “è” anche il narratore.

Marco fa i suoi resoconti, senza mai intervenire a parlare di sé , ma in modo impersonale. Lo scambio frequente di prospettiva che si crea tra narratore, attore, attante, anziche’ creare confusione o ambiguità, produce un’aurea duttile e vicina al narratario, senza orpelli, descrizioni magnificenti o interventi in prima persona a organizzare le fila del “discorso narrativo”.

Ma la vicinanza tra narratore e narratario non è la sola da dover essere presa in considerazione. C’è soprattutto, in alcuni luoghi deputati, la vicinanza del narratore al cosiddetto “mondo narrato”.

Innanzi tutto c’è un’attenzione alla descrizione che si potrebbe definire “misurata”. Mai due aggettivi per un nome o forzature avverbiali. Il descritto, pur essendo “del” meraviglioso, viene riportato , pur nella ricchezza fonica, con estrema semplicità, in un discorso essenzialmente paratattico, come se tutto fosse normale, usuale, già conosciuto “in altre città”.

Laddove si usa un’espressione da logica formale,”ma la proprietà”, il narratore rientra subito nel tono usuale e si inserisce una scena diretta: l”uh” della donna. Si può anche rinvenire una licenza poetica, che però non è colta ma piuttosto un’infrazione popolaresca:”una sera uguale a questa (quella)”. Il tempo dei verbi è sempre al presente tranne i due passati della chiusa.

In somma, se la codificazione di questo mondo di città già viste, strutturato in architetture, cose e persone esiste come testo, il narratore permette che la città si presenti da sé, con una forte vicinanza al narratario e al mondo narrato

 

 

Breve conclusione

 

Crediamo di non sbagliarci, anzi, ci siamo fatti via via la convinzione procedendo all’analisi dei procedimenti usati, che gli stilemi essenziali siano quelli del periodare realistico o verista e questo a disdoro dell’ambiente esotico del contesto.

I procedimenti del realismo, si son resi asettici e anziché essere applicati al mondo popolare  o alla Resistenza, vengono usati per dare vita ad una città il cui mondo ha delle “bellezze” che “il viaggiatore già conosce per averle viste in altre città”.

Il referente parzialmente favolistico, il contesto fortemente strutturato dalle diverse marche metonimiche, un codice vulgato come quello del narratore realista, ci danno un testo di matrice realistica, cui aggiungere un aggettivo come” fantastico” non rende conto che parzialmente delle risultanze dell’analisi testuale.

 

 

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