LETTERATURE COMPARATE
 Linguistica e Letteratura Comparata 2005
INTERNET E LA LETTERATURA COMPARATA
di Massimo Marongiu
 

     

... un altro contributo alla scienza comparatistica che nelle lettere non ha ancora
una vera e propria "scuola" italiana: ... nell'Insegnamento di "Letterature Moderne Comparate" tenuto dal Prof. Dott. Sandro Maxia, Facoltą di Lettere della Universitą degli Studi di Cagliari.





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LETTERATURE COMPARATE

 

LINGUISTICA E LETTERATURA
COMPARATA 200
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 Internet e la Letteratura Comparata

  

L'epistème gnosologica, il nome e il fare della disciplina di letteratura comparata, in questo momento di movimenti, talora scomposti, appare un'esercizio inutile. Da parte nostra, abbiamo ritagliato lo spazio "internet" e raccolto, fra tanti interventi stile "bacheca", una breve serie di contributi contenutistici che abbiamo ritenuto significativi. Internet più contenuti in una stretta cerchia che coniuga gnosi ed epistème del mezzo. Il limite della ricerca è inoltre l'affastellarsi movimentista che più che creare, stravolge la storia della disciplina in mille rivoli, senza neppure l'apparenza di una convergenza su qualche punto. Abbiamo raccolto contributi di Cesarani, Gnisci, Merz, Fedi, Cocchi, Steiner e Pallotti. Diamo di seguito gli indirizzi dei saggi compresi:
www2.comune.bologna.it/bologna/boll900/gnisci.htm
www2.comune.bologna.it/bologna/boll900/merz.htm
www2.comune.bologna.it/bologna/boll900/cesaran2.htm
http://localhost:1234/HLPage?pg=http%3A//citiamø1/clifo.unibo.it/cocchi/letteratura
www.sssub.unibo.it/Steiner.htm
http://citiamø1/lingue.unibo.it/intralinea/vol/pallotti/htm
www.stefanomanferlotti.com/File/STEINER.htm

Anche in considerazione del peso dei saggisti, noi ci limiteremo a brevi osservazioni.

Iniziamo con Cocchi comparatista e professore di lingua inglese, forse il più perentorio nell 'affermare che la letteratura comparata è sempre esistita come letteratura e come critica: «Gli "autori" di letteratura hanno sempre praticato la comparazione, mettendosi a confronto con gli altri autori, contemporanei e non, nazionali e non, da quando esiste la letteratura...

I letterati o "critici letterari" che possono pregiarsi di tale titolo, hanno sempre praticato la letteratura comparata. Non è infatti concepibile, pur essendo esperti o professori di letteratura italiana, tanto per fare un esempio, limitare la propria indagine e, quindi, l' esposizione del proprio discorso critico alla letteratura italiana o in lingua italiana...

L'osservazione di un fenomeno letterario considerato in sè è un puro e semplice esercizio di analisi linguistica o strutturale utile a ricavare dati da collegare, in maniera comparata, agli altri dati necessari al discorso letterario».

E' la letteratura comparata onnicomprensiva, dove le tinte positiviste e tecniche del comparativismo scompaiono nella sostanza della disciplina che assume un assetto globale; un pò come è successo al termine "cultura" dal dopoguerra in poi, con gli studi di Levi Strauss, Malinovski e il fiorire delle scienze sociali.

Ma passiamo ad un'altra trama che rinveniamo in Cesarani, Gnisci e Merz, ovvero quella querelle che accompagna i due filoni principali della disciplina: la scuola Francese originaria e quella Americana.

Gnisci fa notare come spesso in cultural studies americani si muovono in un «orizzonte storico-antropologico di indagini che toccano tutti gli aspetti "culturali" di una civiltà: dalla letteratura al cinema, dalle arti alla moda, dagli stili urbanistici al design, dalle mutazioni del paesaggio alla cucina. Quali civiltà? Quelle nazionali (...) [vengono studiate] dentro quelle areali... e queste ultime vengono poi studiate nei loro rapporti: abbiamo, allora, gli studi interculturali. [...]

In termini "Italianistici" dalle forme costituzionali dei Comuni alle arti "minori" del Rinascimento, dal Tasso a Monteverdi a Rossellini a Zavattini, dalla religione etrusca alla moda di Armani e Versace. [...]

Sulla linea classico-francese, filologica e storica, si pone Merz affermando polemicamente che: «la nostra materia venga sempre intesa... sulla base dell'equazione italianistica=letteratura ... Mi spiace, ma soprattutto fuori dal Bel Paese non è così[1]: italianistica=50% letteratura, 50% linguistica. Fatta questa distinzione mi sembra di poter affermare "l'italianistica letteraria" è in crisi, quella "linguistica" no, anzi sta benissimo e la lingua Italiana, grazie a questi italianisti, è diventata la lingua "indagata meglio" tra quelle europee».

Fedi che con Cesarani ha una lunga esperienza di insegnamento negli Stati Uniti d'altra parte fa notare che «Nei dipartimenti di Lettere delle Università Italiane il docente in generale si rivolge a un pubblico che è composto di laureandi in letteratura o materie affini. Nel sistema americano, invece, l'università ha il compito di sopperire a certe carenze nella formazione di base delle high school locali, e quindi accanto ad un numero limitato di laureandi in Italiano, a quei corsi che io insegno in inglese si iscrivono studenti provenienti da ogni disciplina (anche Fisica o Economia, per fare solo due esempi), i quali sono obbligati, per laurearsi, a completare un certo numero di corsi di indirizzo umanistico o più genericamente culturale...».

In breve si fa notare che l'organizzazione attuale del sistema universitario favorisce in certi casi dei corsi che nell'ambito dei cultural studies hanno una strutturale tendenza a decadere per la stoffa e la preparazione degli interlocutori.

In sostanza si può affermare che la comparazione fra la scuola francese e quella americana non ha ne vincitori ne vinti, anzi la vivacità dialettica alimenta la coscienza critica di chi si avvicina per complessione all'una o all'altra scuola.

Per quanto riguarda gli studi italiani il Cesarani lamenta una preparazione rovesciata: incentrata sui testi dell'università e prevalentemente storicistica nelle medie superiori. «...se fossimo in grado di entrare nelle case di tutti gli italianisti in questo momento e vedere quello che stanno facendo, scopriremmo che nella grande maggioranza non stanno producendo edizioni di testi e neppure saggi di interpretazione, ma capitoli di storie letterarie».

Il che sarebbe a dire che ci siamo fermati al pur grande De Sanctis.

Chiudiamo occupandoci di traduzione: altrove abbiamo asserito che la traduzione è la letteratura comparata a priori.

In questa prospettiva abbiamo inserito i saggi di Pallotti e di Steiner.

In Pallotti la citazione dalla "Encyclopedia of semiotics" alla voce "Traduzione":

Secondo Whorf (1956) e Sapir (1921), ogni lingua rappresenta una visione del mondo unica, incompatibile con ogni altro modo di percepire la realtà esterna. I parlanti sono prigionieri della loro lingua materna, incapaci di liberarsi dalle categorie e divisioni che la struttura della loro lingua impone sulle percezioni ed i pensieri. L'Ipotesi Sapir-Whorf esclude la possibilità di successo della traduzione]... (Schogt 1986:1108)

Segue una accurata disamina a più voci della materia a cui rimandiamo.

Piuttosto sempre sul medesimo argomento riportiamo la voce di Steiner vivace oppositore dell'impossibilità del tradurre: «... la traduzione - riprendendo la polemica Gentile contro Croce - è, e sarà sempre,la forma del pensiero e della comprensione».

E la forma del pensiero e della comprensione, e Croce contro i crociani, "l'intuizione e l'espressione", e la torre di Babele in negativo, sgorgano come titanici elementi fondamentali alla letteratura comparata, che con la Weltliterature di Goethe non segna semplici considerazioni o unioni di stati ma la cultura e la letteratura del mondo.  

[1] Nello specifico Germania NRD