LETTERATURE COMPARATE

LINGUISTICA E LETTERATURA
COMPARATA 2007


Alcune indagini sulla traduzione:
Gibran, Tagore, Pound.



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... un altro contributo alla scienza comparatistica che nelle lettere non ha ancora una vera e propria "scuola" italiana.

Nell'insegnamento di Letterature Moderne Comparate
curato dal Prof. Sandro Maxia.

Linguistica e Letteratura comparata - Anno 2007

di Massimo Marongiu

Copyright M. Marongiu
tutti i diritti riservati
deposito S.I.A.E. 2000

 

 

 

 

 

 

Alcune indagini sulla traduzione:
Gibran, Tagore, Pound



     

           Non ci stancheremo di meravigliarci di quanto l’operare del traduttore sia già in sé, una struttura portante degli studi di letteratura comparata e naturalmente come i traduttori non raggiungono la fama che a loro spetterebbe, un’aurea che s’affida comunque solo all’Autore.

         In questa prospettiva e per darcene in qualche modo conto, ci occuperemo di tre traduttori “sui generis” in quanto  anche e soprattutto Autori in prima persona di opere da loro tradotte in un’altra lingua, di opere non scritte nella propria ma in lingua straniera o traslate da mondi considerati estranei alla scrittura della loro lingua, come ad esempio la pittografia. Sembrerebbe che la casistica sia in una diaspora di campi affatto differenti, ma basti pensare a questa riflessione: da una parte sul nucleo linguistico influisce l’unicità dell’apprendimento della lingua madre con i suoi caratteri tipici e una specificità unica, dall’altra è presente quel macrocosmo che per semplicità chiameremo immaginario collettivo linguistico.

            Noi abbiamo inoltre d’altra parte ristretto il campo agli autori scelti, per una motivazione precisa. Tra diverse peripezie, nello scorso secolo, i nostri tre autori hanno potuto godere ad intervalli epocali, talvolta d’oblio, talvolta di un successo travolgente, che a dire il vero, in questa svolta di millennio, sembra voler rinfocolarsi. Inoltre presentano tre tipologie estreme affatto differenti ma legate dal medesimo intento. Tradurre, che come altrove si è spiegato e giustificato, è la linguistica comparata a priori e ne trasborda le sue categorie.

 

 

 

GIBRAN

 

 

         Gibran traduce il suo capolavoro: “il Profeta”,  da un originale in lingua libanese maronita permeato da una forte caratterizzazione innografica, proveniente dalla Bibbia, dalla istruzione cattolica e dalla filosofia e poesia mussulmana (fatto quest’ultimo rimasto sempre contestato). La sua traduzione in inglese lo mette in un immaginario gruppo formato dai protestanti Thoreau, Whitman e Emerson, quasi universalmente riconosciuti il “gota” della poesia americana. (Magistrali a questo proposito gli studi del Boitani sull’influenza delle Sacre Scritture sulla Letteratura Americana)[1] .

Certo è che non bisogna fare di tutt’erba un fascio; cioè negli autori succennati la semplicità nelle parole e nelle frasi, lo stupore per la natura e un amore per gli aspetti panteistici e morali (tutto presente anche in Gibran), risulta evidente da una espunzione degli aspetti scleroticamente retorici e alla fin fine in un sano e accorto uso del mestiere di scrivere.

          Nella traduzione in inglese di Gibran del Profeta, come immediata caratteristica dello scrivere, troviamo ogni dove particelle, suffissi, prefissi che lasciano pensare che l’intuizione dell’espressione fosse sincera e simile ai colleghi americani cennati, ma raggiunta non con la lima ma con la difficoltà di una scalata con la piccozza.

          La frase inizia e si immette “malgrè luì” in un “cul de sac”, dove si trova a  dover ricorrere artatamente a forme leni, deboli e derivative. In breve si avverte che non è un “original – american  speaking”, e il suo risultato è la vetta di una funambolica espressione e non una radura di “fili d’erba”. Si potrebbe supporre in linea teorica che l’originario Gibran maronita, nonostante fosse un poliglotta, abbia dovuto forzare l’inglese proprio perché fortemente attaccato alle forme ideali proprie dell’ immaginario collettivo originale, troppo circoscritto e fortemente strutturato. Il risultato, purché non suoni offensivo, è un “international english”, anche se colto. L’uscita del poema nel 1923 fu un enorme successo in America e in Inghilterra. Più tardi il movimento della “New Age” che si affermò intorno agli anni ’70 del XX secolo e che è un movimento multiartistico e spiritualistico tuttora molto vivace, ha fatto del Profeta forse il suo vessillo più alto diffondendolo in tutto il mondo come monumento letterario – mistico della Nuova Era. Il Profeta ha sorpassato i 10 milioni di copie vendute. (Per dare una misura puramente in termini editoriali, il libro italiano più venduto raggiunge circa i 2 milioni di copie).

            Le basi sono soprattutto bibliche coniugate con un’attenzione estatica alla natura e all’oggetto quotidiano o no, nella sua valenza funzionale ed estetica. Dai libri più antichi della Bibbia si muta l’andamento del discorso diviso in due emistichi liberi messi in dialettica fra loro da opposizioni grammaticali sintattiche e del senso: singolare, plurale; transitivo, intransitivo; alto, basso; forte, lene; assoluto, infimo. In Gibran il medesimo artificio, si esplica soprattutto tra il mondo ideale e la concretezza, che si nota, vi è più, quando e spicciola. Trascriviamo l’ormai famoso incipit:

 

          Almustafa, the chosen and the beloved, who was a

 dawn unto his own day, had waited twelve years in the

 city of Orphalese for his ship that was to return and

 bear him back to the isle of his birth.

          And in the twelfth year, on the seventh day of Ielool,

 the month of reaping, he climbed the hill without the

 city walls and looked seaward; and he beheld his ship

 coming with the mist.

         Than the gates of his heart were flung open, and his

 joy flew far over the sea.  And he closed his eyes and

 prayed in the silences of his soul.[2]

         Almustafa, l’eletto e l’amato, come un’alba verso il suo

 giorno, aveva atteso dodici anni nella città di Orfalese il

 ritorno della nave che doveva riportarlo all’isola nativa.

         E nel dodicesimo anno, il giorno settimo di Ielool mese

 della mietitura, salì sopra la collina fuori le mura della

 città e guardò verso il mare, e nella foschia vide la sua

 nave venire.

         Allora le porte del suo cuore si spalancarono  e la sua

 gioia volò lontano, al di sopra del mare. E Almustafà

  chiuse gli occhi e pregò nei silenzi dell’anima.[3]

 

         Evidente la succennata separazione in emistichi, potremmo dire caraterizzati “a mantice”. Altrettanto precise e cadenzate le opposizioni  Eidetico vs. Concreto che riportiamo per dare il senso dispiegato della nostra suggerita ipotesi di lettura:

 

    EIDETICO                                         CONCRETO

- l’eletto, l’amato                      vs.       nave... isola nativa

- il giorno settimo di Ielool                   mietitura ... nave

- sicura gioia                                      suo cuore ... mare

- anima                                              occhi

 

Questa struttura in emisticchi con l’apposizione eidetico vs. concreto è rinvenibile in tutto il poema e vede il continuo e il discontinuo intrecciati insieme. Forma un substrato ben intessuto dove si articolano i discorsi spirituali e filosofici senza che questi ultimi appaiano pesanti e noiosi. E’ un andamento prosodico che raggiunge con semplici artifizi oratori, un elevato effetto di chiarezza e semplicità anche nelle argomentazioni più complesse. Secondo il nostro punto di vista è l’immaginario collettivo che tenta di tradursi in Gibran e che in ultima analisi ne decreta il successo. Soprattutto è un esempio di traduzione universale, o volendo adottare una certa linea puristica, di trasduzione. E’ un sistema di simulazione, un idioletto nascosto che va oltre le acquisizioni dei singoli nelle lingue madri e delle strutture mentali nazionali e continentali.

 

 

TAGORE

 

 

 

Tagore come Gibran traduce in inglese ma essendo Indiano e non Libanese, traduce dalla lingua Bengali. Si tratta di una lingua indoaria con forti ripercussioni dal sanscrito e che ha il suo epicentro, come parlata di 70 milioni di persone, nel bengala occidentale. Fino alla costituzione del Pakistan occidentale mussulmano nel 1947, nel Bengala sono convissute le etnie buddiste e mussulmane. Da notare che del sanscrito bengali, la prima letteratura scritta pervenuta è datata intorno al 1100 d.C., pressappoco coeva ai primordi della letteratura volgare europea.

I primi anni d’istruzione del giovane Tagore trascorsero comunque in un mondo fortemente contraddittorio, contraddittorio per la politica e per la lingua. L’oscillazione del Bengali era molto forte a seconda delle radici sanscrite immesse producendo gruppi anche piccoli che non si capivano l’un l’altro.  Una stabilità di queste oscillazioni, verrà più tardi fissata da Tagore con la sua opera sterminata che diverrà un punto di riferimento per tutti i parlanti. Padre della lingua?  Non solo. Si e’ stimato che la sua opera poliedrica una volta interamente riordinata e pubblicata, abbisognerebbe di una trentina di ponderosi volumi. Poesia, politica, insegnamento filosofico, pittura, musica…Nella poesia dal 1913 a tutti gli anni ’20 ebbe un successo straripante in occidente, in politica mirò al cuore del problema, tralasciando le beghe Bengala-Pakistan, per lavorare alla emancipazione dell’ India intera, tanto da essere considerato l’antesignano di Gandhi, nell’insegnamento la sua scuola divenne la prima università internazionale non coloniale, in musica una delle sue 1500 composizioni (molto conosciute a tutti i livelli) è diventata l’inno dello stato indiano. In somma, basti pensare che in patria Tagore è tuttoggi considerato il più grande e illustre uomo mai nato in quel paese.

Per completare le nostre notazioni socio-linguistiche sottolineiamo che Tagore fu un poliglotta, gran viaggiatore e perfezionò in modo particolare l’inglese in occasione dei suoi studi di legge in Inghilterra alla University of London. E il suo inglese è quello della upper class colta, quello che scherzosamente viene chiamato Oxbridge, (dalla unione di due spezzoni dei nomi delle università più prestigiose: Oxford e Cambridge) e che come vedremo anche nell’esempio sottostante è scevro da suffissi-prefissi e riduce al minimo le radici sassoni per privilegiare quelle latine. Questo aspetto selettivo non significa limitatezza del linguaggio ma intenzionale scelta ai fini e agli effetti che si vogliono ottenere agendo soprattutto sull’asse della selezione allo scopo di ottenere un tono di base uniforme che alla fin fine crea anche un tessuto connettivo sull’asse della contiguità.

           Come è noto nel 1913 Tagore vinse il premio Nobel per la Letteratura. L’occasione fu la pubblicazione di GITANJALI traduzione di componimenti in Bengali raccolti in libricini e foglietti volanti. Questo aspetto fa pensare a una ri-creazione vera e propria in un differente ambiente linguistico di materiale precedentemente non ordinato. Tutto ciò ha ancora oggi del meraviglioso.

           Nel 1912 esce il libro di poesie GITANJALI con l’entusiastica introduzione di William Butler Yates … “These lyrics…display in their thought a word I have dreamed of all my life long,” […Queste liriche mostrano nella loro solidità una parola che io ho sognato tutta la vita. ][Tdr] e da parte sua Ezra Pound lo presenta immediatamente al comitato per il premio Nobel…”…there is in him the stillness of nature…” […c’è in lui la grande severità della natura. ][Tdr.][4]

Il presidente che assegnò il premio descrisse il periodare nel discorso ufficiale” …profundly sensitive, fresh and beautyfull verse, by which, with consumate skill, he has made his poetic thought, espressed in his own English words, a part of the literature of the West”. […sensibilità profonda, in un fresco e meraviglioso verso, che con consumata arte, ha creato il suo pensiero poetico, e con le sue proprie parole Inglesi, una parte della letteratura Occidentale…][Tdr.][5]

          Se vogliamo indicare il tipo di traduzione, uno straniero, traduce da un’altra lingua con una competenza da parlante nativo estremamente pertinente. E’ come se un non italiano traducesse da un’altra lingua in italiano e il risultato sia talmente notevole da suscitare un movimento tale da fargli conquistare un importante riconoscimento internazionale…La letteratura comparata ha anche questi casi particolari. A guardar bene la struttura dei passaggi segnici è simile a quella di Gibran, il cui premio è l’enorme successo editoriale, e a quella di Pound, che a tutt’oggi ha mantenuto l’interesse della critica per la sua innegabile originalità.

         Adesso esporremo un componimento da GITANJALI per un piccolo saggio della sua maistria:

 

LITTLE FLUTE

 

Thou hast made me endless, such is thy pleasure. This frail

vessel thou emptiest again and again, and fillest it ever with fresh life.

This little flute of a reed thou hast carried over hills and dales,

And hast breathed through it melodies eternally new.

At the immortal touch of thy hands my little heart loses its limits in

Joy and gives birth to utterance ineffable.

Thy infinite gifts come to me only on these very small hands of mine.

Ages pass, and still thou pourest, and still there is room to fill.[6]

 

 

IL PICCOLO FLAUTO [7]

 

Tu hai fatto me infinito, questo è il tuo piacere. Questo fragile

Vasello che tu svuoti ancora ed ancora, e riempi ogni volta di vita fresca.

Questo piccolo flauto di canna che ti sei portato sui colli e le valli

E ha dato vita a melodie eternamente nuove.

All’immortale tocco delle tue mani il mio piccolo cuore perde i suoi limiti in

Gioia e da vita all’estremo ineffabile.

I tuoi infiniti regali vengono a me solo su queste veramente piccole mani.

Ere passano, e ancora tu versi, e ancora c’è spazio da riempire.

 

                Il tessuto connettivo dell’opera è simile a quello che abbiamo visto in  Gibran. Non emisticchi ma Distici taversati da opposizioni di senso. Inoltre  di assolutamente tipico, incontriamo un elemento suppletivo molto interessante: la poesia ha 103 parole di cui 26, ovvero più del 24%, hanno radice latina diretta o proveniente dalla occupazione linguistica francese. Si potrebbe affermare che l’opera è per ¾ di competenza di un’anglista e per ¼ di un filologo romanzo. Questo per ricordare che spesso il comparatista conosce con sufficiente competenza gli svariati campi e problematiche che gli si offrono, ma talvolta ha bisogno di collaborare, di far la differenza con gli elementi sinergici, e tutto questo lavoro è in genere misconosciuto, a livello scientifico e perché no, a livello delle carriere universitarie.

       Chiudendo queste quattro righe di vis polemica continuiamo ad esporre le nostre analisi, proponendo in esplicito, le opposizioni di senso che ci sono parse più importanti.

           Le opposizioni

1 distico…………………..eterno                        vs. vasello

2 distico…………………..eternamente nuove      vs. flauto

3 distico…………………..l’immortale                 vs. l’estremo (morte)

4 distico…………………..l’infinito                     vs. spazio vuoto

 

L’eterno è predicato per opposizione dal vasello, dal flauto, dall’estremo (che in inglese ha anche il significato di morte) e totalizzando infine, dallo spazio vuoto.

Come abbiamo notato in Gibran le opposizioni più efficaci sono concrete e collegate al mondo lavorativo, così come il nostro piccolo vaso, il vasello che troneggia come la  gemma di gran lunga più luminosa in tutto il poema.

La costruzione semiologica del componimento ha come collante tra distici e verbalità ricca di elementi romanzi la reiterazione estatica dell’eterno che si staglia, potremmo dire,  ha il suo statuto, nella sua polifunzionale e ben celata negazione.

Mistico è il genere universalmente attribuito a Tagore. Noi vorremmo suggerire che il suo è un genere mistico-letterario, per ritagliarlo fuori da quei componimenti estatici, che fuor di giudizio di valore, traggono ispirazione dal contatto con l’Assoluto con la semplicità propria dell’eletto. Il misticismo letterario di Tagore versa sempre un costo altissimo in termini di processo alla langue e susseguente acte de parole, in un procedimento dove la costruzione del senso sa mettere in campo i più raffinati esercizi dell’arte, tanto più raffinati quanto scompaiono nella struttura sintagmatico-selettiva che emerge, in prima istanza, anche al lettore più smaliziato.

 

 

POUND

 

 

 

Saremo sintetici nell’elencare le più importanti influenze alle quali fu sottoposto Pound all’inizio del  suo operare, a cavallo tra ‘800 e ‘900, caratterizzato da un incessante movimentismo.

Dapprima l’interesse e le traduzioni dalla lingua d’oc, che avevano come caposcuola Rossetti e Swinburne, e l’inizio del progetto che poi diventerà il più importante della sua produzione: i “Cantos”. In contemporanea i  principali movimenti e manifesti a cui aderì furono quello Imagista e  quello Vorticista. I contatti influenti furono riportati da lui stesso nella stesure di una lettera: in Inghilterra,  Browning, Swinburne, FitzGerald e Yeats… in Francia. Rimbaud - l’unico che ha scritto qualcosa di veramente nuovo - scrisse, ma anche Verlaine, Gautier, Laforgue e Corbière. Bisogna aggiungere a parte il rapporto non solo artistico ma di stretta amicizia con T. S. Eliot, che chiamò la poesia del suo amico americano, l’opera del ”miglior fabbro”.

E arriviamo agli anni ’20 con la svolta ideogrammatica, favorita dagli scritti del 1908 del suo maestro e amico americano Fenollosa.[8]

L’idea che ha sempre accompagnato l’esperienza poetica di Pound, è stata quella di cogliere nelle cose il ruvido principio di realtà; con le immagini e i colori prima, poi con la ricerca del movimento e della trasformazione, e ancora con i motivi dello scorrere ineluttabile, da lui definiti economici, che trascinano le cose come forze incontrollabili, e che vengono dagli anfratti più profondi del divenire. Con lo studio della pittografia Pound sembra dare risposta alle sue problematiche di fondo: ecco la concretezza del pittogramma, il suo immaginifico, il suo essere soggetto di cambiamento e portatore della materialità economica e storica, (naturalmente nell’accezione positivistica dei termini).  Concluso il periodo delle traduzioni Pound iniziò un certosino lavoro di revisione dei suoi “Cantos” (di gran lunga la sua opera maggiore), revisione particolarmente evidente nelle sue stagliate figure di donna e nella descrizione degli elementi naturali. Quest’impegno durò tutta la vita.

Ma dedichiamo qualche riga alla teoresi che accompagnò le traduzioni dal cinese. Pur essendo estremamente interessato Pound si domanda criticamente, quale sia lo statuto di una frase come quella che abbiamo sotto riportato e soprattutto quale sia il discrimine tra prosa e poesia nella creazione, lettura ed eventuale traduzione nel continuum delle immagini pittografiche.

 

“”

 

 

…il problema è in che modo il verso cinese possa racchiudere, come forma, proprio quell’elemento che differenzia la poesia dalla prosa.

Ritornandoci sopra si vede come le parole cinesi, per quanti visibili, si trovino in un ordine…necessario (quanto i simboli fonetici e i sintagmi occidentali…Ndr). Ciò che occorre alla forma poetica è un ordine regolare e flessibile, plastico quanto il pensiero stesso. Con l’occhio si vedono e si leggono in silenzio i caratteri, uno dopo l’altro:

 

Luna     raggi     come     pura     neve

 

………

………

………

….    

….

….

 

Supponiamo di guardare da una finestra e di osservare un uomo. D’improvviso questi volta la testa e concentra la sua attenzione su qualcosa. Osserviamo anche noi e vediamo che il suo sguardo si è fissato su un cavallo. Abbiamo dunque visto: l’uomo prima di agire, mentre agiva, infine l’oggetto diretto della sua azione. Parlando, spezziamo la rapida continuità di quest’azione e del quadro corrispondente nelle tre parti o giunture essenziali, nell’ordine dovuto, e diciamo:

 

L’uomo vede il cavallo

 

… ma con eguale facilità potremmo indicare queste tre fasi del nostro pensiero con simboli ugualmente arbitrari, non basati sul suono;  per esempio con tre caratteri cinesi:

 

“”[9]

 

Se si eccettua quello che oggi chiameremmo psicologismo, ma che agli inizi del secolo scorso era di gran moda sull’onda del positivismo, i punti focali della problematica pittografica sono posti in modo esemplare.

Prima di affrontare una traduzione di Pound, facciamo un breve ripensamento sulla nostra tradizione “fonica”, con alcune ipotesi e alcune riflessioni che potrebbero portare eventuali  approfondimenti successivi.

Laddove gli entinemi o parti più complesse del discorso, raggiungono, per dirla con Croce, la grazia della Poesia, si verifica che dalla langue, l’acte de parole si condensa e crea una complessità che è, alla fin fine, uno speciale agglutinarsi di senso e suono, una felice ideale traslazione dell’asse della selezione e della contiguità; di significato e di significante.

Nell’ideogramma (e anche nelle lingue dove il sintagma fonico non corrisponde alla grafia, non possiamo forse azzardare, di avere un fenomeno di microideogrammaticità?), si può affermare che l’opposizione senso e suono, trasla in ordine di priorità, in senso e icona. E la traduzione, come felicemente intuì Pound, facendo irretire i suoi contemporanei puristi della traduzione, deve partire dall’immagine e non dal sintagma verbale che ne discende, che tra l’altro è solo una delle “interpretazioni” possibili, di una stringa di pittogrammi.

Noi non vogliamo entrare in polemica, ma il solo fatto che le sue traduzioni siano accanto alle altre sue opere nelle antologie, lascia pensare che il suo lavoro fu ad un alto tasso di artisticità. Al sinologo consigliamo i lavori specialistici come prima lettura e un’eventuale lavatura di panni in Pound, che ha osato ardire di mettere a confronto, con la sua particolarissima arte, koinè, lingua e abitudini affatto differenti.

In breve Pound si è occupato di molti Anonimi, di Poeti accomunati in raccolte come il “Catai”, un po’ di  poesia Epica intercalata ad altri componimenti, i  drammi NO e Confucio. Per quelli che sono i fini del presente elaborato abbiamo ritenuto sufficiente la scelta dal Catai per la sua vetustà, di “The Beautyfull Toilet” di Mei Sheng, 140 a.C.

 

The Beautyfull Toilet.                         L’Abito Meraviglioso

 

Blue, Blue is the grass abaut the river                                Blù, blù è l’erba al fiume

And the willows have overfilled the closed garden.            E i salici hanno riempito il giardino chiuso

And within, the mistress, in the midmost of her youth     E in mezzo, la signora, nel fiore degli anni

White, white of face, hesitates, passing the door.              Bianca, bianco il viso, esita, nel passar la                    

Slender, she puts forth a slender hand;                                                                                        [porta.

                                                                                            Esile, lei mette innanzi l’esile mano;

And she was a courtezan in the old days,                          Ed era una cortigiana ai vecchi tempi

And she has married a sot,                                                  Ed ha sposato un ubriacone,

Who now goes drunkenly out                                             Lui adesso va fuori come gli ubriachi

And leaves her too much alone.                                          E la lascia troppo sola.[10]

                        

 

Diamo una sorte di prolegomeni per una versione ragionata.

 

Il blu e il verde del cristallino fiume travalicano la valenza coloristica ma rimandano al colore delle pietre preziose e alle virtù protettive e terapeutiche che gli si attribuivano: zaffiro, smeraldo, cristallo di rocca.

Il salice piangente che con tutta probabilità esisteva ancora solo in Cina, per crescere abbisogna di molta acqua e quindi il giardino chiuso, doveva avere o acqua corrente o un ampio impluvium. E il che trasforma la casa implicitamente in una magione signorile.

Esile postura e esile mano sono forse una concessione all’occidente. Più pertinente sarebbe stata piccola postura e piccola mano. Non abbiamo a questo proposito la benché minima possibilità di verificare, ma l’ipotesi è plausibile.

Il marito e’ etichettato ubriacone. Ma seguendo la lettera dell’ultimo distico Lui adesso va fuori non ubriaco ma “come gli ubriachi” che potrebbe significare in prima istanza che ora sposato, esce comunque molto per le necessità della casa padronale e delle sue pertinenze, per lunghi periodi di tempo, COME gli ubriachi, non ubriaco. E da ultimo, il marito se non fosse persona di rango e di mezzi non avrebbe mai avuto la possibilità di affrancare, da qualche gran signore, la sua futura moglie. Coglie la differenza il traduttore ([11]) che espone: “…sposò un bruto”. Onde ne risulterebbe che Lei sta’ sempre sola, perché il bruto se ne va sempre in giro come un ubriaco. Il che mette definitivamente a posto le cose, leggermente travisate dalla mia letterale, nella prima descrizione dell’uomo.

Concludiamo con alcune notazioni sul testo di Pound d’ordine analitico.

I primi due versi sono dedicati alla natura, il penultimo, d’inciampo a preparare la chiusa afona, è dedicato all’uomo, e il corpo centrale alla donna, anzi al suo vestito, nel senso di  abitus. La coniugazio stanziarum è semplicissima. Si tratta di un’anafora reiterativa non rimata.

E’ singolare che dagli studi di Jakobson , Slowzky e Propp si sia individuato, alla ricerca delle forme più antiche di poesia condotte soprattutto nelle cosiddette isole linguistiche, che il fenomeno reiterativo, anche di interi sintagmi, è tipico dei più antichi componimenti orali e scritti di cui siamo venuti a conoscenza.

Alla luce di questo componimento datato circa 140 a.C., con la sua insistenza reiterativa, alla tradizione orale e scritta succennata, dovremmo aggiungere anche quella pittografica.



[1]) Pietro Boitani. L’ombra di Ulisse, il Mulino, bologna, 1992. Pietro Boitani – Ri-Scritture, il Mulino. Bologna, 1997.

[2]) Kahlil Gibran: il Profeta, Il Giardino del Profeta – Mondatori 1990 p. 2

[3]) ibidem. La traduzione di Piera Appezzo e Nicola  Crocetti è un vero e proprio ‹‹sistema di simulazione secondario››, come direbbe il Lotman e ricrea i nessi semici e sememici pur rispettando ove possibile la figurazione sintagmatica. Veramente notevole la scelta del “tipo” di traduzione.

[5]) http://nobelprize.org/literature/laureates/1913/

[7]) La traduzione è nostra a uso vocabolario, quella che è nota come “di servizio”.

[8]) Per questo quadro enciclopedico, siamo debitori di Aldo Tagliaferri . Ezra Pound, Opere scelte II vol. Mondadori, 1970, p. v e segg.

[9]) ERNEST FENOLLOSA – L’IDEOGRAMMA CINESE COME MEZZO DI POESIA- Una ars poetica. Introduzione e note di Ezra Pound-1918- IN:  EZRA POUND-OPERE SCELTE. ibidem. p.380.381 - Nel ’18 Fenollosa era già morto e tutto è rimaneggiato o comunque attentamente vagliato da Pound.

[10]) MONDADORI. Ibidem  p. 240 e seg.  La traduzione a fronte letterale è nostra.

[11]) MONDADORI, id. p. 241