LETTERATURE COMPARATE

LINGUISTICA E LETTERATURA
COMPARATA 2014


Letteratura Comparata

 

LETTERATURA NORMATIVA TRA 400 e 500


LIBRI DELLA FAMIGLIA 


 

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... un altro contributo alla scienza comparatistica che nelle lettere non ha ancora una vera e propria "scuola" italiana.

Nell'insegnamento di Letterature Moderne Comparate
curato dal Prof. Sandro Maxia.

Linguistica e Letteratura comparata - Anno 2014 

di Massimo Marongiu 

Copyright M. Marongiu
tutti i diritti riservati
deposito S.I.A.E. 2000-2005

 

LEON BATTISTA ALBERTI CONSIDERAZIONI SU
 “I LIBRI DELLA FAMIGLIA: ECONOMICUS[1]


(lectio)

Nel terzo libro, il più importante per gli aspetti normativi, sono gli uomini della famiglia Alberti a parlare; un dialogo quindi, anche se non si può parlare di dialogia, in quanto non emergono se non lievi contrasti, in una sorta di narrazione per sintagmi.

Ricostituiremo i temi e i motivi in quanto trattandosi di dissertazione a più voci, questi tendono ad essere esposti non in modo ordinato ma imitando il dialogare comune, con largo spazio a piccole cose e sorvolando su alcune importanti e comunque prive di una struttura precisa. Non che vogliamo fare un atto scientifico di ricostruzione, ma più che altro un intervento discorsivo e dialettico-retorico, sulla primaria attenzione alla fabula di Swlosky e dei formalisti, tenendo in secondo piano da sfondo, l’intreccio.

Facciamo un solo esempio per capirci: il libro dedicato alla famiglia, ha la definizione della “famiglia” dopo quasi trecento pagine. Ebbene, noi inizieremo da lì.

---  .  ---

Lionardo – che chiamate voi famiglia?

Giannozzo – È figliuoli, la moglie, e gli altri domestici, famigli, servi.[2]

Il padrone di casa definito “Massaio” si occupa della “masserizia”, ovvero di tutto quello che concerne la casa e gli abitanti e i servi, i campi e i fattori, le manifatture, i rapporti con le altre famiglie ed eventuali impegni dello Stato e negli ufizi.

… “Di tutte queste cose private e domestiche… essere quattro, due in casa, la famiglia e le ricchezze; due fuori di casa, l’onore e l’amistà…”

Come fare a governare un tale impegnativo compito di “masserizia”. Vi sono molti suggerimenti.

Innanzitutto evitare di chiedere a prestito e guardarsi da spesa superflua pur senza apparire avaro.[3]

Evitare i banchetti, primo per la spesa e poi perché nessuno ne è contento. [4]

Evitare la prodigalità insomma perché “utile e lodevole è la masserizia…

I vecchi massari e modesti sono la salute della famiglia”. [5]

E precisando si da la definizione di massaio:

… Quelli i quali a’ bisogni usano le cose quanto basta e non più, l’avanzo serbano; e questi chiamo io massai.[6]

Essi prevedono che la spesa non sia maggiore della necessità ne sia meno di quanto richiede onestà. Nella masserizia serbare le cose e usarle a’  bisogni e curare il corpo, l’anima e il tempo, che non va perso.[7]… “E piace a Dio il puro e semplice e fare mai cosa della quale si dubiti”  sia bene o male.[8]

Ma subito si ritorna a esplicitare i principi generali innanzitutto la cura del corpo con «pulitezza, l’esercizio, la dieta, guardarsi dai contrari…».[9]

Bisogna ricordare che nel ‘400 la vita media era inferiore ai 40 anni e quindi queste indicazioni erano propriamente vitali. La dieta suggeriva ad esempio di non assumere talvolta bevanda o cibi e notare che l’appetito non ne risentiva: questo fatto era quindi giudicato come un elemento positivo. Guardarsi dai contrari è anche esso una osservazione empirica, ovvero avendo notato che un cibo se è piccante ci da fastidio, mentre non piccante lo digeriamo bene è norma dei contrari eliminare dalla dieta quel cibo se è piccante; e questo anche per il sale, le spezie o per interi cibi che in qualsiasi condimento, dall’esperienza notiamo che ciò fanno male. È un piccolo trattato di medicina preventiva che oggi va tanto di moda ma che ci ricorda quanto questi precetti siano importanti se c’è stato un periodo in cui erano l’unico modo di cura e sopravvivenza.
   
E per completare i primi suggerimenti sulla masserizia “… vi ricordo di non perdere tempo”.[10]

Un altro segmento di discorso riguarda gli affari pubblici.

“LIONARDO – Chiamate voi forse, come questi nostri cittadini, onore, trovarsi nelli uffici e nello Stato?” Sono “pubblici servi”… “pùcciati a questo, gareggia con quello, ingiuria quell’altro; molti sospetti, mille invidie, infinite inimistà, niuna ferma amicizia, abundanti promesse, copiose proferte, ogni cosa piena di finzione, vanità e bugie…”.[11]

Il concetto di ufizii e stato è quanto di peggio si possa immaginare. Però c’è la masserizia e se tale impegno gli giovasse potrebbe essere preso in considerazione. E allora “… seguiamo con virtù, con ogni studio, con ogni arte a meritare lodo e fama, e così apparecchianci essere utili alla repubblica, alla patria nostra…”[12]

Non c’è contraddizione: il massaio fa qualunque cosa per la masserizia; anche quelle discretamente pericolose come entrare in politica. E fu il caso degli Alberti, massai di alto rango in Firenze, che per partito avverso furono esiliati, perdendo terreni e ville, palazzi e bottega, e grazie al “tesoretto” monetario, si rifecero una notevole masserizia in Liguria, laddove il trattato sulla famiglia fu scritto. E non c’è una parola su Firenze: il buon massaio non si guarda indietro.

Nel terzo segmento seguono altri precetti con minore spazio di discussione:

- Non si divida la masserizia: si avrà bisogno del doppio di tutto, doppio pane, doppie vivande, doppie forze. Ci si dovrà invece industriare a mantenere la masserizia unita.

- E sotto uno stesso volere stiano le famiglie.[13]

- Agli infermi i cibi “elettissimi”: paoni, capponi e starne[14], nella masserizia si ponga “mensa cittadinesca” tanto che nessuno desideri cenare altrove.

- E per la spesa domestica, farla a poco a poco, «che meglio si mette per sino alla stagione lasciarne fatica, incarco e pericolo ad altri».[15]

E per completare questo gruppo, non migliorare i terreni altrui ma curare quelli della masserizia.

       In poche parole bisogna mettere in essere tutti quei comportamenti volti a mantenere la famiglia come un unico soggetto, sia migliorando le condizioni al proprio interno che demandando all’esterno fatti o azioni non convenienti o pericolose.

       Il dialogo continua infatti trattando alcuni di questi ultimi elementi.

Innanzitutto “guardarsi dai villani”[16] sia per le lavorazioni esterne delle terre, per i servi e soprattutto per i Fattori.

“È peggio avere mal fattore che in tutto non lo avere”. Però “la diligenza del maestro può di un fattore non molto buono farlo migliorare…”.[17]

Inoltre non si vede di buon occhio lo “strano” ovvero “straniero” alla famiglia e se ne fa quasi un trattato a parte. A noi interessa solo sottolineare “… ch’egli è più lodo e più utile fare bene ai suoi che agli strani…”[18] e che “… non sa amare chi non ama e’ suoi…”.[19]

A dir la verità, pur considerando gli esilii, le incertezze della mercatura e le preoccupazioni della masserizia questa chiusura stagna della famiglia e la condanna dello “strano”, appaiono parole di personalità e mentalità autoritaria per un verso e addirittura al limite della loro naturale propensione al mercato.

Ma bisogna ricordare che la famiglia è tutto per il massaio e vede tutto attraverso quella lente d’ingrandimento.

“La famiglia deve essere ben vestita”[20] perché non si dica che il massaio sia un avaro. E soprattutto si ripete che “… non si perde tempo”. Quello che avanza va nella lavorazione della lana e della seta onde primariamente “aprir bottega”. Siate con qualunque vi venga, onesti, giusti e amichevoli, con gli strani non meno che con gli amici … mai nessuno parta dalla nostra bottega ingannato, o mal contento…” e ricordatevi “… E tenere bene i libri, ch’egli stava così bene al mercatante sempre avere le mani tinte d’inchiostro”.[21]

C’è una sorta di sacralità laica in questa attenzione alla bottega che d'altronde è fonte di continuo rapporto economico e di guadagno, qualunque sia la coltura che la famiglia ha intrapreso in masserizia, in proprio o con fattori esterni. La masserizia per la famiglia è una vera e propria missione. Centralità della famiglia dunque, ribadita quando si tratta delle spese: “… chiamo io necessarie quelle spese, senza le quali non si può onesto mantenere la famiglia, quali spese chi non le fa nuoce allo onore suo…”.[22]

Il libro si conclude con una serie di temi: la donna, la letteratura, il denaro, i prestiti e brevemente l’astuzia, che sono preceduti da un prezioso riassunto di quanto si è andati discutendo:

“… prima essere massaio delle sue proprie cose, reggere e moderare le affezioni dell’animo, frenare e contenere gli appetiti del corpo, adattarsi e usufruttare il tempo, osservare e governare la famiglia, mantenere la roba, conservare la casa, coltivare la possessione, guidare la bottega…”[23] “… e a noi debba piacere farci i fatti nostri…”.[24]

Per il seguito che chiude innanzitutto “… alla donna vostra lasciasti il governo delle cose minori, e per voi … vi teneste ogni faccenda da virile e lodatissima…”.[25] E mantenere il riserbo con le donne di casa…” [perché] “ogni cosa possono le femmine eccetto che tacere”. Ma in linea di massima la masserizia e guida della casa è lasciata alla donna. Non viene gradito il trucco sul viso da lavare solo con l’acqua.

Per quanto riguarda la letteratura, se ne prende le distanze.

“… Voi litterati volete sapere quello che fu anni già cento, e quello che sarà di qui dopo a sessanta, e in ogni cosa desiderate ingegni, arte, dottrina ed eloquenza simile alle vostre… io certo no. Di quelli non sono io.[26]E tagliando corto sull’eloquenza si specifica che il buon massaio deve fare buona masserizia non delle parole ma del «danaio».

Il discorso sul denaro è molto articolato, ma si può riassumere pensando che essendo un bene fungibile è una sorta di assicurazione contro i mali eventi ed è inoltre da tenere sotto controllo in quanto è presente in ogni singola attività della masserizia. In quanto ai prestiti si è molto rigidi in quanto si deve prestare solo ai cari amici, ovvero quelli a cui lo avresti anche volentieri donato.

Infine sull’astuzia una sentenza che sembra riassumere le idee guida per il buon massaio… “piacciavi pui acquistandovi onore parere liberali che astuti. La liberalità fatta con ragione sempre fu lodata; l’astuzia spesso si biasima.[27]

 

                             (disputatio et auctoritas)

 

Leon Battista Alberti, fu genio multiforme e ci ha lasciato altri trattati normativi:

-  De Statua, espone le proporzioni del corpo umano,

-  De pictura, fornisce la prima definizione della prospettiva…

-  De re aedificatoria ..[sui problemi inerenti]…il progetto, le diverse tipologie di edifici a secondo della loro funzione. [tradotto in italiano, spagnolo, francese e inglese nel XVIII sec]…

 E vorrei ricordare per inciso l’invenzione del Disco Cifrante, per generare messaggi criptati, [non è forse denormalizzare e normalizzare il discorso?], ripresa fino al XX sec, da A. Scherbius per la sua macchina Enigma, che ha fatto definire dallo storico David Kahn l’Alberti il “Padre della crittografia occidentale”.[28]

      Vogliamo notare che per la norma l’Alberti preferisce il latino, anche se per la sua opera più famosa, di cui stiamo trattando: I libri della famiglia, usa il volgare. Proveniente dall’alta borghesia mercantile, con l’abito talare e incarico in Vaticano e come committenti le più nobili famiglie dell’Italia centrale, la stridente e sanguinosa diatriba tra latino e volgare si risolve in un uso dettato semplicemente dalla funzione, in una Vetta del Rinascimento col Medioevo che andava a chiudersi.

Facendo un passo indietro si può affermare che dopo l’agonia dell’impero romano una certa organizzazione di significato del territorio, si ebbe con Carlo Magno (742-814) e l’economia Curtense, da lui regolata dal Capitolare de villis. (chiamate anche curtis). E’ per noi importante perchè coeve, nacquero le nuove realtà linguistiche: burgus (IV sec.) e borghese (il fatto che il latino sia tardo testimonia la novità del borgo..parola italiana) e mercè con mercante. Massaio viene dal latino massa, ovvero “insieme di fondi.”[29]

       La società curtense, che dal crollo dell’impero romano al XII secolo ebbe un’interrotta fioritura e crescita, aveva come primaria caratteristica la dicotomia tra proprietari e latifondisti e cavalieri senza terra da una parte e piccoli contadini, servi e schiavi dall’altra. (oltre naturalmente la fuga dei centri urbani).

“Sono scomparsi l’esercito permanente e la burocrazia stipendiata e, con ciò stesso, perfino il concetto di tassazione. Il re (di turno) mantiene i suoi impiegati alla sua tavola, oppure li fornisce di terra; l’esercito, che ormai si arma da sé, sta per diventare definitivamente un esercito di cavalieri e quindi una casta militare costituita di cavalieri proprietari fondiari. E’ scomparso anche lo scambio a vasto raggio delle merci:  le linee di traffico tra le cellule autonome della vita economica si sono spezzate ed il commercio è regredito al livello di una attività di ambulanti, in mano a razze forestiere, greci ed ebrei [e arabi –NDR].[30]

Le parole di Max Weber ci danno un’indicazione precisa di dove venga la classe borghese, perchè il fattore discriminante è la “terra”…..e quindi funzionari e cavalieri prebendati da appezzamenti più o meno grandi di terreno.

E il borgo? - il borgo è fortificato, non è un villaggio di rustici e schiavi e servi.

“A Origny, il borgo grande e fiorente

cinta da palizzate che avevano fatto piantare intorno;

ma la difesa non valea un soldo.

Un prato c’era magnifico e grande

…dove si solea torneare.

Il pascolo appartenea alle monache del monastero:

vi pascolano i loro bovini, da cui traggono il reddito.

…..

se non vai a prendere vendetta di quei borghesi

che sono tanto ricchi, orgogliosi e fieri

che non pregiano un soldo né te né altri,

anzi minacciano di tagliarti la testa.”[31]

 

Huizinga[32]spiega che alla fine del medioevo la caratteristica della nobiltà è la cortesia, mentre la chiesa si occupa delle anime dei più poveri…

I borghesi del borgo grande e fiorente sono una middle and upper class , molto fieri e orgogliosi e badano bene a difendere il loro avere. I Massai, che pure sono borghesi, proprietari terrieri e mercanti, hanno affinato una sacralità nel vivere e un rapportarsi che abbiamo potuto apprezzare nella lectio sugli Alberti. Cesarani ha scritto che chiesa e nobiltà mantennero le loro prerogative orientate economicamente più che altro al latifondo e non all’accumulo di capitale, salvo trattarlo come “mezzo”.

Comunque intorno al XIII secolo le città si ripopolarono da gente di ogni ordine e grado dal contado, e per il ceto borghese-industriale-mercantile, la terra continuerà ad essere di estrema importanza, non solo per le coltivazioni, ma per il carattere di garanzia per cui veniva richiesta soprattutto in ambiente finanziario.

Detto questo rimangono da spendere alcune parole sul commercio e sull’istruzione in quanto rientrano in modo diretto o indiretto nelle attività del massaio.

Michael Postan, professore di storia all’università di Cambridge (uk), riassume in pochi tratti il problema…“I traffici dell’Europa occidentale attraverso il continente, …evocano nel lettore moderno…fantasie romantiche…[soprattutto per il meridione, NDR]. L’attività mercantile dell’area mediterranea portava all’Europa occidentale beni esotici di ogni genere: pepe, zenzero e altre spezie delle Indie orientali, sete broccati e arazzi, vini dolci, arance, uva passa, fichi e mandorle.

Attirava il mercante nelle terre misteriose…dell’Oriente, spesso in Africa e talvolta persino in Cina. Era il commercio delle carovane, delle galere e delle giunche; e degli avventurieri e dei principi mercanti veneziani, genovesi e fiorentini. …i mercanti italiani e…tedeschi, fiamminghi, inglesi e francesi, si mescolavano nelle grandi fiere internazionali, all’inizio del XV, a Ginevra, Anversa e Bergen op Zoo, … e qui si scambiavano prodotti italiani e beni portati dall’Italia con altre merci.

In ogni caso il commercio del nord Europa aveva una vocazione prevalentemente per le materie prime…nelle zone mediterranee accanto alle materie prime erano forse preponderanti i beni di lusso.[33] Il che significa interscambio ad alto plusvalore.

Chiudiamo con brevi annotazioni sull’istruzione.

Innanzitutto c’era quella canonica universitaria, la cosiddetta “scolastica” che per una leggenda non verificata prese le mosse nel VI secolo con Gregorio Magno, con l’approvazione della regola di san Benedetto da Norcia e il primo monastero a Scolastica, vicino a Subiaco, che prevedeva lo studio della dottrina e la sua diffusione. E i benedettini arrivarono in tutta l’Europa, compresa l’Inghilterra. Gli studi col tempo si articolarono nelle arti liberali, il quadrivio con matematica, geometria, astronomia e musica e il trivio in grammatica, dialettica e retorica. Il più portato agli studi di retorica sovraintendeva alle specializzazioni di leggi, medicina e filosofia. La teologia era riservata agli ecclesiastici.

Trivio e quadrivio son le sette essenze che nel Limbo Dante vide nel Castello.

Ma per la borghesia-industriale-mercantile questo non poteva bastare. I nuovi ceti come piccoli prestatori, trafficanti di denaro, cambiatori di monete…, artigiani di tutte le arti e mestieri, con i loro garzoni nelle “botteghe”, un luogo di lavoro che non ha un equivalente nel mondo moderno, poiché vi si potevano concertare varie funzioni, di commercio, di contabilità,di magazzino, di produzione, e soprattutto di apprendistato non canonico, (che e’ quello che ci interessa).[34] La Borghesia, mandava a bottega anche il figlio del massaio, compreso l’architetto Leon Battista Alberti.

 



[1] Leon Battista Alberti – I libri della famiglia, EINAUDI 1994 (poi LBA)

I teoremi di Swlosky sono rinvenibili in .I formalisti Russi,Torino Einaudi,1968 e ampliati e applicati da Propp nei suoi lavori sulla fiaba. Naturalmente le basi di queste scoperte sono in De Saussure Ferdinand, Corse de linguistique gènèrale, v ed. Paris, 1955 e Jakobson, Saggi di linguistica generale, Milano, Feltrinelli 1966-92, ….importanti altresì per l’effetto del principio di realtà e le infrazioni spazio/temporali,  GENETTE, Figure II, Torino, Einaudi, 1972, Lotman, La struttura del testo poetico, Mursia, Milano, 1972 e come saggio forse  più “classico” di tutti: Auerbach, Mimesis, (2 vol) Torino, Einaudi, 1956. Si potrebbe affermare che il presente lavoro dell’Alberti , rifugge la “diegesi” e ci da’ un saggio “normativo mimetico.”

[2] LBA, p. 228

[3] LBA: 135-142

[4] LBA: 160-179

[5] LBA: 230-240

[6] LBA: 275-280

[7] LBA: 415-460

[8] LBA: 510-515

[9] LBA: 378-379

[10] LBA: 750-751

[11] LBA: 822-826

[12] LBA: 1010-2015

[13] LBA: 1290-1291

[14] LBA: 1297

[15] LBA: 1333-1335

[16] LBA: 1490-1430

[17] LBA: 1766-1769

[18] LBA: 1867-1868

[19] LBA: 1900

[20] LBA: 1635-1640

[21] LBA: 1757-1758

[22] LBA: 1952-1956

[23] LBA: 2063-2067

[24] LBA: 2084-2085

[25] LBA: 2205-2208

[26] LBA: 3201-3204

[27] LBA: 3547-3549

[28]   - WIKIPEDIA. – Alberti e voci coll. (trattasi di progetto elettronico in progress)

      -  RIZZOLI LAROUSSE  ENCICLOPEDIA UNIVERSALE, 1° vol. Alberti

      - ENCICLOPEDIA TRECCANI ed. elettronica 16 bit. 1995 – Alberti

      - Microsoft OMNIA- Arte

      - Zanichelli, Enciclopedia in cd-rom

      - Diamo il riferimento di due recenti opere monografiche dell’Alberti:

      - F.P.Fiore – La Roma di Leon Battista Alberti, Umanisti, architetti e artisti alla scoperta dell’Antico nella città del Quattrocento.
      - Michel Paoli – Leon Battista Alberti 1404-1472, Paris, Editions de l’Imprimeur, 2004

[29]  - DEVOTO- OLI – Vocabolario della lingua italiana - Le Monnier – Milano.

     - Josè M. Mir, Corrado Calvano, Nuovo vocabolario della Lingua Latina  Mondadori.

[30] – MAX WEBER – Le cause sociali della caduta della civiltà antica. In Weber, antologia di scritti sociologici, a cura di P.P.Giglioli, p. 142

[31] – ANONIMO, Raul de Cambrai, in Roncaglia, Poesia dell’età cortese, in REMO CESARANI-LIDIA DE FEDERICIS – IL MATERIALE E L’IMMAGINARIO, 1 E 2, LOESCHER – TORINO.1979, conosciuta come edizione bianco-verde

[32] – JOHAN HUIZINGA – L’Autunno del Medioevo, Sansoni, 1978, p. 149.

 

[33] – STORIA ECONOMICA CAMBRIDGE 2^ vol – M.M.Postan - Il commercio dell’Europa medioevale. Le merci. P.149. Oltre questa storia economica e di fenomeni di lunga durata si consiglia per approfondimenti la scuola degli Annales, il cui punto di riferimento dopo Block è Ferdinand Broudel.

 

[34] CESARANI DE FEDERICIS- IL MATERIALE E L’IMMAGINARIO Edizione ultima conosciuta come a brossura nera” – I ceti urbani, p.57