LETTERATURE COMPARATE

LINGUISTICA E LETTERATURA
COMPARATA 2017


Letteratura Comparata

 
APPUNTI SULL'800

 

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... un altro contributo alla scienza comparatistica che nelle lettere non ha ancora una vera e propria "scuola" italiana.

Nell'insegnamento di Letterature Moderne Comparate
curato dal Prof. Sandro Maxia.

Linguistica e Letteratura comparata - Anno 2017 

di Massimo Marongiu 

Copyright M. Marongiu
tutti i diritti riservati
deposito S.I.A.E. 2000-2005

 

APPUNTI SULL’800

 

Secondo un’ottica prettamente comparatistica facciamo alcune riflessioni sul romanzo ottocentesco, (novel in inglese) che abbandonando le poesie e l’epica, si traduce in racconto in prosa a iniziare da Walter Scott (1800) mantenendo lo statuto di un discorso “lungo”, sino ai giorni nostri.

Dai reperti e dal numero di edizioni si può tranquillamente affermare che il romanzo storico e naturalista siano stati il nerbo del successo di pubblico del romanzo. Non inganni l’aggettivo “storico” perché questo è uno spostamento al passato di problematiche del presente, una riscrittura alla rovescia di quello naturalista.

 Il carattere principale è che l’eroe del romanzo cessa di essere persona di altissimo lignaggio e spesso è una persona mediocre o di basso ceto, perché il problema è far vedere il mondo come esso è, casomai ricorrendo anche alla fantasia, ma come esso è.[1]

L’aspetto più evidente è l’ingresso di nuovi motivi e temi nella mimesis, in particolare per quelli che provenivano da tutte le classi sociali. Molto diffuso fu il “pauperismo”, neologismo che proviene dagli storici del basso medioevo, quando in Europa la guerra e la peste portarono in alcune zone e nazioni d’Europa, la mortalità a 1/3 della popolazione: la famosa famine del 1348 di cui si ha notizia letteraria nelle fughe in villa del Decamerone e del Paradiso degli Alberti. Successivamente il termine è stato applicato alla situazione di “starwing” prodotta dalla rivoluzione industriale[2] e ancora oggi viene usata ove vi siano larghi strati di popolazione in condizioni di mera sussistenza come in Asia e Africa.

Naturalmente il pauperismo è uno dei “motivi” che attraversano il romanzo ottocentesco e si articola in temi che si ritrovano anche in altri motivi.

Noi abbiamo scelto di enucleare alcuni temi del pauperismo in quattro romanzi:

- Oliver Twist di Charles Dickens,[3]

- I Miserabili di Victor Hugo,[4]

- Guerra e Pace di Tolstoj,[5]

e i Promessi Sposi di Alessandro Manzoni[6]

con l’intento di coprire una buona parte d’Europa dove il romanzo fu significativamente presente ed  ebbe larga diffusione.

 

LA RETORICA E IL DISCORSO

 

Da un punto di vista retorico il macrocanone interessato è quello del racconto. Gèrard Genette in Figure II[7] affronta i temi della mimesi e della rappresentazione in Aristotele, Socrate e Platone. Per Aristotele il racconto (diegesis) può essere mimetico o rappresentazione, nel senso di teatro e attori. Ambedue danno la mimesi. E ne deriva in linea generale che si ha più racconto quanto meno è presente la rappresentazione, il discorso diretto.

   Per Platone [il discorso] si divide… in imitazione propriamente detta (mimesis) e semplice racconto (diegesi).[8]

Socrate “negava al racconto la qualità dell’imitazione e dall’altra teneva conto degli aspetti di rappresentazione diretta (dialoghi) che poteva comportare un poema non drammatico come quello d’Omero”.[9]

Riassumendo il discorso di Aristotele sembra il più coerente ove il racconto è artificio di imitazione mimetica distinta dalla rappresentazione drammatica. Anche se in modo meno articolato per Platone il discorso è mimetico “organizzato”, mentre per Socrate il racconto è propriamente quello del teatro greco drammatico anche se riconosce che i suoi stilemmi possano essere presenti anche in racconti letterari.

In sintesi a parte la posizione prettamente “storicista” di Socrate, il racconto è già nell’antichità in possesso di uno statuto ben preciso. Un discorso articolato mimetico che tende ad eliminare la rappresentazione o se del caso a farne parte di sé.

In questa prospettiva nel “Quixote”[10], un vero e proprio protoromanzo, i monologhi di Don Chisciotte e i dialoghi con Sancio Panza, perdono la qualità intrinseca dialogica che viene assorbita da una sintagmatica narrativa.

 

                                          I TEMI

 

«Nous avons trop de choses – meditava Flaubert – et pas assez de formes»[11] [Abbiamo troppe cose e poche forme] – Guillèn specifica

- che molte volte il tema è ciò che aiuta lo scrittore ad affrontare la sovrabbondanza e la propensione del vissuto… tema diventa in pratica, sinonimo di «tema significativo»… «strutturante» o («stimolatore»)[12]

– . –

Fatte queste precisazioni ci avviciniamo al primo romanzo, “Oliver Twist”, dove i temi sono per la maggior parte esposti in una stringa sequenziale.[13]                     “La fame, il freddo, l’ubriachezza e anche di peggio, maltrattamenti, percosse… [minacce] di morte fin dalla culla. Io sono nata in mezzo alla strada e in mezzo alla strada morirò”. Così si appella Nancy a Rose e gli confessa pure che i due malfattori Monks e Fagin vogliono rapire Oliver, dopo avere fatto sparire le prove che portano alla sua vera identità ; e soprattutto il fratello mira alla eredità. -Lo vogliono uccidere.

Con Oliver povero orfano riconosciuto gentiluomo si innesta il tema dell’agnizione, presente praticamente in tutte le tragedie greche antiche, come “topoi” di quella mitologia.

   Ma passiamo al Victor Hugo dei Miserabili, il capolavoro ha richiesto quasi 30 anni (1827-62) per la sua stesura anche se non diventò un feulletton per via di una tassa molto alta applicata alle appendici dei giornali e uscì quindi in volume, a dir la verità di immediato enorme successo e ristampe ravvicinate. Comunque per la sua particolarità ideativa, il capolavoro sembra costituito più che per capitoli, per episodi. Vengono in mente le stringhe di Propp[14] ma al posto dell’Eroe c’è un Antieroe, tra disastri e riparazioni, malefatte e pentimenti.

L’antieroe è Jean Valjean che

- ruba un pezzo di pane per sua sorella e 7 figli

- viene arrestato e condannato a 19 anni di lavori forzati

- scacciato ovunque per via del “passaporto giallo” dei forzati

- viene ospitato a casa del Vescovo Benvenuto Myriel

- dopo la redenzione a per voglia di liberarsi ruba dei candelabri d’argento

- il Vescovo lo salva e lo aiuta a redimersi

- si trasferisce a Montreuil-sur-mer e diventa ricco con una fabbrica.

- cambia nome in Madeleine e diventa Sindaco

- arriva in città l’ispettore Javert che riconosce Madelaine come il forzato.

     In breve, fermandoci qui nella esposizione per episodi della “fabula” si avverte un incedere incalzante che potrebbe essere rappresentato da una serie di funzioni:

(fx), (fx1), (fx3), (fx4) … Per il filone principale,

(fy), (fy2), (fy3) … per la sezione sulla Rivoluzione Francese

(fz), (fz2), (fz3), (fz4) … per la sezione sulla Guerra di Napoleone.

       I miserabili, che è la vetta indiscussa del romanzo dell’800 è stato pensato e scritto come un feulletton  e lo si deduce non solo dai tempi di scrittura ma da precise risultanze di analisi formale.

    La critica progressista, da Marx e Engels fino ai giorni nostri ha sempre posto lo stress sul populismo e sul paternalismo. A noi sembra che parlare soprattutto allora della miseria, fosse un atto coraggioso e nella direzione del progresso dei popoli.

 

GUERRA E PACE

 

   Più che un romanzo si tratta dell’Epopea della Grande Russia per mano di Tolstoj. Di pauperismo, e in particolare quello dello stato di guerra, si può  parlare solo in modo isolato, quando si tratta della sconfitta e ritirata dell’esercito Napoleonico dopo l’assalto del Settembre del 1812.[15]

   Del pauperismo l’impatto più forte con la vulnerabilità fisica, della malattia e della morte.

- “I feriti, bendati da stracci, pallidi, con le labbra serrate e le sopraciglia aggrottate, reggendosi con le mani alle sponde”…[16].

- “Sapete, conte, domani ci sarà battaglia: con centomila soldati dobbiamo calcolare, almeno, ventimila feriti. E noi, invece, non abbiamo né barelle, né brande, né infermieri, né medici neanche per seimila uomini”…[17]

- “Il pericolo, le fucilate, le palle di cannone erano esattamente quello che gli ci voleva… Una delle prime fucilate lo uccise. Le successive uccisero molti dei suoi soldati”.[18]

   Un altro tema importante è quello della fame che per la scelta della guerra da parte dei russi, come si suol dire, “a terra bruciata”, gettò russi e francesi, indistintamente e per classe, nella penuria o totale mancanza di cibo. La descrizione inoltre dell’esercito Francese in rotta, è una forma di pauperismo di guerra, con i soldati scalzi con qualche bendaggio dalle uniformi dei morti e il congelamento delle parti del corpo in una steppa con un viaggio di ritorno senza direzione. Molti sopravvissero per la conclamata insipienza dei vertici dell’Esercito Russo, che non riusciva a capire dove fossero i francesi: in effetti non si aspettavano fossero completamente sbandati, senza cibo, armi e uniformi, affondati nella neve dell’inverno russo.[19]

 

I PROMESSI SPOSI

 

      Il motivo del pauperismo compare da molte parti, ma per brevità, ed evitare ripetizioni, ci limiteremo alla fame (la rivolta del pane e alla peste, con due brevi passi). Sappiamo che ingiustamente Renzo, giunto a Milano, viene coinvolto come sobillatore dei saccheggi di forni del pane:

- Il governatore di Milano e capitano generale in Italia, Don Gonzalo Fernandez di Cordova, aveva fatto un gran fracasso col signor Residente di Venezia in Milano, perché un malandrino, un ladrone pubblico, un promotore di saccheggio e d’omicidio, il famoso Lorenzo Tramaglino, che, nelle mani stesse della giustizia, aveva eccitato sommossa per farsi liberare, fosse accolto e ricettato in territorio bergamasco. Il residente avea risposto che la cosa gli riusciva nuova, e che scriverebbe a Venezia, per poter dare a sua eccellenza quella spiegazione che il caso avesse portato.[20]

Insomma, Milano pensava che Renzo fosse uno dei tanti Veneziani sgraditi che si erano rifugiati a Milano e proponeva un esilio a Bergamo, a metà strada. Ma oltre a quello della fame e di una giustizia approssimativa, il tema del pauperismo più forte è quello della malattia, la peste. Molte le descrizioni degne di nota per il loro realismo, una per tutte ricordiamo la donna col bambino.[21]

-“ Vidi io… nella strada che gira le mura, il cadavere di una donna… Le usciva di bocca dell’erba mezzo rosicchiata, e le labbra facevano ancora quasi un atto di sforzo rabbioso… Aveva un fagottino in ispalla, e attaccato con le fasce al petto un bambino, che piangendo chiedeva la poppa… Ed erano sopraggiunte persone compassionevoli, le quali, raccolto il meschinello di terra, lo portavan via, adempiendo così intanto il primo ufizio materno.”

     In questo nostro breve saggio abbiamo voluto mettere in luce quanto il pauperismo e i suoi temi, siano presenti non solo come descrizioni ma fondamenti portanti dell’800.

Ricordiamo che il 1° titolo dei Miserabili era “Les Miseres”



[1] In rete per una esposizione  evenemenziale vedasi le enciclopediche
  i - MSN Encarta nel sito MSN voce “Romanzo”.
 ii - Wikipedia (Italiano) voce “Romanzo”
iii - Wikipedia (English) voce “Novel” (Europa e America)

iv - www.atuttascuola.it – Il romanzo Italiano.

[2] cfr – di R.M. Solow e P. Temin (ambedue prof. del MIT) – L’Età del capitale, 3 cap. La forza lavoro in Gran Bretagna in STORIA ECONOMICA CAMBRIDGE VII vol. 2 tomo, EINAUDI ’79, ora MONDADORI, p. 138-217. IN particolare, nonostante l’aumento dei salari a cavallo del 1800, ¾ della popolazione viveva negli slums (baraccopoli) per effetto dell’ inurbamento  repentino. Sul termine il “Dizionario di Storiografia, progetto: Alberto di Bernardi e Scipione Guazzacini – MONDADORI, 1996, p. 1152 P. Benigni (www.pbmstoria.it....storiografiaI)

[3] Charles Dickens – Oliver Twist, De Agostini, 2007.

[4] Victor Hugo – I Miserabili, Newton Compton Editori, 2008.

[5] Leon Tolstoj – Guerra e Pace, Garzanti, 2007.

[6] Alessandro Manzoni – I Promessi sposi – Garzanti, 1999.

[7] Gèrard Genette, FIGURE II, la parola letteraria, Einaudi 1972 p. 24 e segg.

[8] Gènette ib. p. 24

[9] Ib. p. 24

[10] CERVANTES, “DON QUIXOTE”, Penguin Classics. 1950

[11] in Denida 1976 b, pag. 9: - abbiamo troppe cose e poche forme.

Claudio Guillén, l’uno e il molteplice, introduzione alla letteratura comparata, Il Mulino 1992, I ed. 1985, pag. 272

[12] Guillén 1985, p. 272

[13] ib. p. 200

[14] Vladimir Ja Propp. Morfologia della fiaba e “Le radici storiche dei racconti di magia” Newton 1992. Ad esempio a2B3C↑D2G2Z1=L↓ rappresenta in simboli una fiaba. pag. 109. Propp affermava che le fiabe… hanno un’unica struttura anzi sono un'unica fiaba, grande fiaba universale (ib p. 131)

[15] ib. 2° parte VI cap. e 3° parte

[16] ib. p. 924

[17] ib. p. 926

[18] ib. p. 1209

[19] ib. 3° parte

[20] I promessi Sposi, p. 335

[21] ib. p. 390